Autore sconosciuto - Scuola pubblica e scuola privata - I figli della casta

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Destra all’attacco ma come non dare ragione? La casta di ’sinistra’ (?) si contraddice. Va in piazza a solidarizzare con gli studenti  ma manda i figli nelle scuole private …. Mi sembra giusto pubblicare:

LA FIGLIA DI VELTRONI STUDIA NEGLI STATES, QUELLA DI SANTORO AL COSTOSO “CHATEAUBRIAND” DI ROMA… MELANDRI, RUTELLI, FIORONI, RUSSO, ANNA FINOCCHIARO, NANNI MORETTI: TUTTI ISCRIVONO I FIGLI IN ISTITUTI PRIVATI… GUAI A INFETTARSI COI RAGAZZI DEL POPOLO

Non ne facciamo una questione di polemica tra scuola pubblica e scuola privata. Ognuno è libero di mandare i propri figli a studiare dove crede, avendone la possibilità economica, fermo restando che noi abbiamo studiato in una scuola pubblica e siamo sopravvissuti lo stesso: forse non avevamo la puzza al naso di tanti fighetti di oggi che da buoni figli di papà, si fanno pagare scuola, sport, vacanze, guardaroba e sniffata di coca.
E mai iscriveremmo un figlio a una scuola privata, la pubblica sarà scassata, ma almeno è palestra di vita. E di tutto un giovane oggi ha bisogno, salvo che di vivere sottovetro, meglio sentire profumi ed olezzi, rumori e grida, ricchezza ed emarginazione, un mix che gli permette almeno di “crescere” come uomo o donna.
Che le scuole private sia appannaggio dei ceti medio-alti è cosa risaputa, non a caso la maggioranza dei politici di sinistra canta le lodi della scuola pubblica e anche in questi giorni denuncia che dietro i progetti del Governo, ci sia il tentativo di distruggerla, al fine di favorire la scuola privata.
Peccato che poi, in privato, quegli stessi esponenti di sinistra, quasi di nascosto, mandino i loro figli a studiare in lussuosi ed esclusivi istituti privati, nella più squallida incoerenza comportamentale e ideologica.
Come al solito a essere presi per i fondelli sono gli studenti che pensano di avere dei validi riferimenti e che si ritrovano a essere solo degli strumenti in mano a incoerenti burattinai.
Si va da Veltroni, autore di investimenti immobiliari negli States, che ha mandato la figlia a studiare negli Usa, a Giovanna Melandri che manda la prole all’esclusivo Istituto privato “San Giuseppe”, dall’esponente di Rifondazione Franco Russo  che ha iscritto il figlio alla “Roma International School” a Bertinotti, i cui nipoti hanno frequentato a suo tempo un prestigioso asilo romano. Scuola privata catanese per le figlie di Anna Finocchiaro, mentre Francesco Rutelli ha una figlia iscritta al liceo privato Kennedy e l’altra alla prestigiosa San Giuseppe De Merode, scuola con vista su Piazza di Spagna.
L’ex ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, mentre decantava i pregi della scuola pubblica, mandava però il figlio al Liceo scientifico paritario di Viterbo, il famoso “Cardinal Ragonesi”, diretto dai Fratelli Maristi, una congregazione religiosa fondata due secoli fa in Francia da san Marcellino Champagnat.
Una scuola con computer, sala informatica centrale, laboratorio linguistico multimediale e altri attività accessorie. Rette non propriamente popolari: 340 euro di iscrizione, 900 euro trimestrali, circa 3.000 euro l’anno più le spese didattiche.
Hanno scelto invece la scuola americana Ambrit di Roma, altro istituto esclusivo, i figli di Nanni Moretti e Mario Adinolfi, vecchi contestatori dell’americanismo che però mandano i figli a studiare a “casa America”…
Il massimo lo si raggiunge poi con il difensore per eccellenza della scuola pubblica, colui che sottolinea ogni settimana in Tv il dramma della scuola in Italia e il tentativo delle forze governative di favorire l’insegnamento confessionale o privato che sia.
Parliamo del giornalista Michele Santoro che però la figlia non la manda al liceo vicino a casa, ma all’esclusivo Liceo Chateaubriand, in via di Villa Patrizi.
Si tratta di una école a ciclo completo, dalla materna alle superiori, tre sedi in cui si parla esclusivamente in lingua francese: 1.500 studenti selezionati, tra figli di diplomatici, di politici, di membri della Fao e aristocrazia romana.
Qui “fa rumore non esserci”, come nei salotti buoni della capitale. Qua bisogna anche apparire, rispettare il dress-code dei giovanotti bene.
Costo proletario: eurini 4.074 l’anno, più 1.000 eurini di iscrizione, ogni settimana altri 914 eurini per la mezza pensione per 5 giorni, ogni esame versamento di altri 286 euro.
Altro che le miserie della scuola pubblica, tanto decantata ogni settimana in Tv, è qua la scuola che si ama…

11febbraio 1950 - Piero Calamandrei in difesa della Scuola Nazionale

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«Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere,
un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la
Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su
Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol
istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per
impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di
partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere
imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino
sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra
strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le
scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e
comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le
scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano
ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si
comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole ,perché
in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei
premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che
saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche
alle scuole private. A ‘quelle’ scuole private. Gli esami sono più facili,si
studia meno e si riesce meglio.Così la scuola privata diventa una scuola
previlegiata.Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le
scuole diStato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per
dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno
questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa
in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che
vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non
controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno
i titoli minimi per insegnare.Lasciare che gli esami siano burlette. Dare
alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole
private denaro pubblico.»
*Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III
congressodell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma
l’11febbraio 1950–

NON C’E’ CULTURA SE NON C’E’ ISTRUZIONE - presidio/fiaccolatadomenica 5 ottobre Teatro Nuovo G. da Udine

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AL PERSONALE DOCENTE E ATA
v.le G.B.Bassi 36tel.
O432 550309
fax 0432 545970 – e.mail:udine@flcgil.it ALL’ALBO SINDACALE DI CIASCUN PLESSO
NON C’E’ CULTURA SE NON C’E’ ISTRUZIONE
sit in/ fiaccolata di
INFORMAZIONE/PROTESTA
DOMENICA 5 OTTOBRE, ore 19.45
Teatro Giovanni da Udine, Udine
· tagli alla scuola: 8 miliardi entro il 2012
· tagli al personale: circa 130.000 unità, di cui 87.000 docenti e 44.000 ATA
(a.sc. 2009/10 : - 500 posti nella provincia di Udine e -296 supplenze
annuali)
· aumento degli alunni/dellle alunne per classe: fino a 31/32 nella secondaria
di 2^ grado
· diminuzione del tempo scuola: dall’infanzia alla secondaria di 2^ grado,
dove il monte ore va da 30 a max 32 ore/settimana
· soppressa 1 cattedra su 10 e il 17% del personale ATA nei prossimi 4 anni.
Nella scuola primaria si concentra circa il 34,7% dei posti tagliati.
Nella scuola secondaria di 2^ grado circa il 29,5%
· disoccupazione per i/le precari in graduatoria ad esaurimento e d’istituto,
anche rispetto alle regole per il reclutamento contenute nel Disegno di
Legge Aprea
· soppressi scuole e plessi scolastici: a rischio da 15 a 20 istituzioni
scolastiche nella provincia di Udine già da a.sc. 2009/2010
· le scuole diventano fondazioni: ognuna dovrà trovarsi i soldi o far pagare
più tasse (Disegno Legge Aprea)
· attacco al diritto alla salute dei/delle lavoratori/lavoratrici della scuola
per DIFENDERE la qualità, la libertà, l’inclusività della
SCUOLA PUBBLICA STATALE , per DIFENDERE il nostro
lavoro, PARTECIPIAMO NUMEROSI/E AL SIT IN del 5
ottobre, promosso da Coordinamento in difesa della
scuola pubblica. ORGANIZZIAMO LA NOSTRA PRESENZA
CON IRONIA, CON ALLEGRIA, CON LA FORZA DELLE
NOSTRE RAGIONI
informazioni/adesioni: tel 0432 550309/550319 – 3357612113, www.flcgilud.it ; email:
udine@flcgil.it ; coord_ud@yahoo.it

Comunicato Stampa“Comunicato dei Verdi sulla zona Industriale di Osoppo

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Si! Al salvataggio di un territorio fertile ed irriguo.

Per quest’anno, il 23 settembre è stato il giorno in cui l’uomo ha già consumato tutte le risorse rinnovabili che la natura ha fornito/fornirà nel corso del 2008: dall’acqua alla legna, ai pesci. Secondo Global Footprint Network ( una associazione di ricerca che misura quante risorse naturali abbiamo, quante ne usiamo, e chi le usa) è il giorno dell’ Earth Overshoot Day in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e l’uomo continua a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro. Nei prossimi anni questo giorno avverrà sempre più in anticipo, fino a quando? Ricordiamoci che la terra l’abbiamo in prestito dai nostri nipoti.

Penso che prima di creare nuove infrastrutture nella zona Industriale di Rivoli di Osoppo, vadano riempiti gli spazi già urbanizzati e i capannoni inutilizzati che ci sono in zona, per esempio quelli della zona artigianale di Gemona e quelli della zona industriale di Trasaghis. Non vorrei che ci si ritrovasse come a Pagnacco che ha una zona artigianale ben servita dall’autostrada dove da diversi anni una notevole superficie è stata urbanizzata con asfaltature, impianti di illuminazione, fognature ecc. e solo una piccola parte è stata occupata dalla costruzione di un capannone. E non vorrei trovarmi, come a Majano e a Buja con capannoni nuovi e completamente vuoti, giacenti in questo stato già da diversi anni.

Nel progetto della variante n. 7 del Piano Reg. Gen. Comunale di Osoppo e nel progetto redatto dal CIPAF si evidenziano la costruzione di strade sopraelevate e mega svincoli mentre le maestranze che desidererebbero, in sicurezza, raggiungere il posto di lavoro nella Zona industriale di Rivoli, in bicicletta, devono percorrere un tratto di statale molto stretta e pericolosissima.

Le scelte che si fanno devono essere ben ponderate perché domani potremmo essere nell’impossibilità di togliere tutto quel catrame e quel cemento in cui oggi affoghiamo prati e vegetazione che potrebbero rappresentare la nostra salvezza. La crisi alimentare che il nostro pianeta si trova attualmente ad attraversare ci deve far riflettere e non lamentarci a posteriori perché i costi delle derrate alimentari aumentano.

Bisogna mantenere le produzioni locali, cosidette a km 0, anche per ridurre il traffico merci. Ne consegue una riduzione nei consumi di combustibili fossili e quindi una riduzione anche dell’effetto serra e dell’inquinamento. Ultima considerazione, ma non meno importante, è che l’adozione del piano da parte del comune ha portato alla riclassificazione dei terreni agricoli, esenti da ICI, a terreni industriali, senza che effettivamente siano tali, e sui quali i proprietari sono costretti a versare l’ICI.

Udine, 28 Settembre 2008

Federazione dei Verdi della Provincia di Udine

Presidente f.f. Battista Nardini

battistanardini@virgilio.it

www.battistanardini.org


4 Ottobre - Tolmezzo - La Sinistra e la montagna

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LA SINISTRA
E LA MONTAGNA
QUALE FUTURO?
COSTRUIAMOLO ASSIEME
Incontro aperto ad un libero scambio di idee
TOLMEZZO
Sala della Comunità Montana
SABATO 4 Ottobre ore 16.30
Introduce: FRANCESCHINO BARAZZUTTI
Interverranno gli eletti nelle liste della Sinistra Arcobaleno
IGOR KOCIJANCIC capogruppo Consiglio Regionale, P.R.C.
ROBERTO ANTONAZ consigliere regionale, P.R.C.
STEFANO PUSTETTO consigliere regionale, S.D.
MASSIMO PERESSON consigliere provinciale, P.R.C.
KRISTIAN FRANZIL assessore comune di Udine, P.R.C.
Sono invitati a partecipare
i cittadini, le Associazioni, le Organizzazioni, i Comitati
Una SINISTRA vera e forte
difende i deboli e fa bene alla democrazia e all’Italia
COORDINAMENTO CARNIA-ALTO FRIULI PER LA SINISTRA
GRUPPO CONSIGLIARE REGIONALE LA SINISTRA L’ARCOBALENO

Informazioni per manifestazione 11 Ottobre a Roma (C.Seracusa - RC Udine)

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Vi comunico  che per permette la più ampia partecipazione alla manifestazione nazionale che avrà luogo a Roma l’11 ottobre, di cui vi allego l’appello,

abbiamo organizzato dei pullman speciali che partiranno da Udine. (www.11ottobreinpiazza.org/)

Per avere maggiori informazioni o comunicare la vostra adesione potete contattare i seguenti numeri: 0432/21400 - 338/7108996, o manadare una mail a rifcom.ud@libero.it

Un abbraccio,

Carmelo Seracusa

Segretario Provinciale Rifondazione Comunista.

Appello


Un’altra Italia Un’altra Politica

Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un’Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano, in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l’emergenza è evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali enei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie nei migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità.

Questa è la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria è solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l’hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente,
ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il più grave è la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un’altra idea
di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone. E’ una risposta che non può tardare ed è l’unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale e
politica.Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un’opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi :

1. riprendere un’azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso. La scommessa è ridare prospettiva a un ruolo dell’Europa quale principale
protagonista di una politica che metta la parola fine all’unilateralismo dell’amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all’occupazione in Iraq e
Afghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione), ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;
2. imporre su larga scala un’azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismo
economico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli “omicidi bianchi” è necessario intensificare i controlli e imporre l’applicazione delle sanzioni
alle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro:

lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale;
3. respingere l’attacco alla scuola pubblica, all’Università alla ricerca e alla cultura, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E’ una vera e propria demolizione attuata attraverso un’azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti,
l’introduzione di processi di privatizzazione, e un’offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L’obiettivo della destra al governo è colpire al cuore le
istituzioni del welfare che garantiscono l’esercizio dei diritti di cittadinanza. L’affondo è costituito da un’ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà;
4. rispondere con forza all’attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell’autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spazio pubblico e nelle scelte personali;

5.sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere piena cittadinanza alle richieste dei movimenti Gay Lesbici Trans Queer per la pari dignità e l’uguaglianza dei diritti, e a quelle relative alla scelta del proprio destino biologico;

6. sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni., prima fra tutti l’acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo è un’idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un’idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell’esclusione. Bisogna far crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico. Con al centro la massima efficienza nell’uso delle risorse e l’uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E’ fondamentale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico.

7. contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l’immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.
Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad un’opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese in
affanno. L’attuale minoranza parlamentare non è certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com’è da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all’attacco a cui è sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali).
Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell’offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un’opposizione politica e sociale che abbia l’ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi. Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per “fare insieme”, al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che, pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.
Al tal fine proponiamo la convocazione per il 11 ottobre di un’iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un’iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento è contribuire all’avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.

7 Ottobre - Paolo Ferrero a Udine

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martedì 7 ottobre 2008 alle ore 18.00 presso il salone del parlamento del Castello di Udine si svolgerà un’iniziativa

dal titolo “Ricominciamo dall’opposizione” a cui parteciparà il Segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero.

Salviamo la scuola pubblica - Volantino PDCI - FGCI TRIESTE

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Nei primi tre mesi di governo la destra ha assunto e intende assumere provvedimenti gravissimi, senza precedenti, finalizzati a smantellare e privatizzare la scuola pubblica e statale, garantita dalla Costituzione.

Essi colpiscono anzitutto le classi sociali meno abbienti, le famiglie dei lavoratori che incontreranno difficoltà sempre maggiori a far studiare i loro figli.
Quando essi diverranno pienamente operativi, la maggioranza dei bambini e dei giovani non potrà più avere un’istruzione qualificata: niente più scuola a tempo pieno o a tempo lungo, niente più insegnanti ben preparati, dunque. Chi vorrà tutto ciò dovrà pagarselo, perché la scuola sarà privata, non più pubblica.
Tali provvedimenti colpiscono chi opera nella scuola, a cominciare dagli insegnanti della scuola pubblica e statale, nel loro ruolo, nel loro posto di lavoro, nella loro libertà di insegnamento. E di conseguenza gli alunni e le loro famiglie.

La scuola della disuguaglianza – pietra tombale posta sulla scuola pubblica e sugli otto milioni di studenti che la frequentano – che la destra ha in mente si realizza attraverso alcuni punti fondamentali:

OTTO MILIARDI DI TAGLI
• La destra ha operato tagli di risorse che non hanno precedenti in 150 anni di storia della scuola italiana. Essi colpiranno mortalmente una scuola pubblica già in difficoltà e senza risorse, lasciando per strada nei prossimi tre anni ben 130 mila persone tra personale docente e non docente. Nel contempo si prevede di finanziare la scuola privata al pari di quella pubblica!

CONTRO LE ELEMENTARI, LA PARTE MIGLIORE DELLA NOSTRA SCUOLA
• Lo scempio investe anzitutto la nostra scuola migliore, quella elementare. Con un tratto di penna (poche righe di un Decreto governativo) vengono azzerate tutte le riforme che negli ultimi venticinque anni hanno consentito di realizzare una scuola elementare giudicata quinta del mondo per qualità: se ne riduce l’orario obbligatorio (da 30 a 24 ore settimanali!), si va verso lo smantellamento del tempo pieno, si ripristina il maestro unico che deve insegnare tutto ciò che da anni viene garantito da tre insegnanti appositamenteformati. La discriminazione e la disuguaglianza inizieranno, così, da una scuola elementare che non potrà più assicurare a milioni di bambini un livello di istruzione che consenta loro di accedere proficuamente ai gradi successivi degli studi.

ABBASSATO L’OBBLIGO SCOLASTICO!
• La negazione del diritto all’istruzione prosegue con l’abbassamento dell’obbligo scolastico, ripristinando la canalizzazione precoce di tutti i quattordicenni costretti a scegliere fra scuola e formazione-lavoro. E’ l’esatto contrario di ciò che accade nel resto del mondo dove si richiede sempre più istruzione! E’ la più odiosa scelta classista che riporta indietro di 50 anni l’orologio della storia, che intende ripristinare definitivamente la scuola del privilegio la “scuola dei ricchi e quella dei poveri”.

LA PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA STATALE
• Smantellata la scuola pubblica, nel progetto della destra la scuola di qualità dovrà essere privata. Si prevede di incentivarla con finanziamenti pari a quelli della scuola pubblica. Persino la scuola statale potrà essere privatizzata! Si prevede, infatti, che una scuola statale possa trasformarsi in Fondazione (istituzione di diritto privato, governata da un consiglio di amministrazione, finanziata dai privati e da famiglie facoltose oltre che dallo Stato). La scuola privata e quella statale-privatizzata diverrebbero “la scuola” delle elite privilegiate. La discriminazione inizierà dai bambini. Fin dai tre anni di età, infatti, chi appartiene a famiglie più abbienti potrebbe essere iscritto alle scuole dell’infanzia migliori, private, di tendenza, confessionali, a pagamento, ma anche con finanziamento statale.

Privare la maggioranza dei giovani e della popolazione italiana di una scuola qualificata e del diritto di istruzione, crescere un popolo senza cultura e “telecomandato”, cioè di sudditi e non di cittadini: questo è il progetto, questa è la storica scommessa che la destra vuole assolutamente vincere per dare basi stabili e durature alla società autoritaria e della disuguaglianza che essa intende governare.
La destra, infatti, ben sa che a maggiore istruzione corrispondono maggiori diritti, che dove c’è più istruzione c’è più lavoro e più qualificato, c’è maggiore richiesta e esistono maggiori opportunità di uguaglianza economica e sociale, c’è maggiore esercizio di democrazia, di criticità, di contestazione, di protagonismo sociale, civile, politico. La destra sa che l’elevato livello di istruzione di un popolo è il presupposto per la sua emancipazione.
La Costituzione italiana vuole e assicura la scuola per tutti: per questo la destra intende demolire la scuola della Costituzione, e con essa, la scuola italiana.
A tale progetto essa ha dedicato un lavoro più che decennale e sta imprimendovi, ora, un’accelerazione senza precedenti.

FERMIAMO QUESTO PROGETTO DI INCIVILTÁ. È NECESSARIO MOBILITARCI TUTTI PERCHE’ CON LA SCUOLA È IN GIOCO IL FUTURO DELL’INTERA SOCIETA’, DELLA DEMOCRAZIA E DELL’UGUAGLIANZA FRA I CITTADINI. MOBILITIAMOCI PERCHÈ LO STATO DESTINI RISORSE ADEGUATE PER REALIZZARE LA SCUOLA DI TUTTI, PUBBLICA, LAICA, DEMOCRATICA, PLURALISTA, PER ATTUARE NELLA SCUOLA GLI INDISPENSABILI ATTI DI RIFORMA CHE LE CONSENTANO DI ASSICURARE A TUTTI UN GRADO DI ISTRUZIONE ADEGUATO, DI FAR SÌ CHE I CAPACI E MERITEVOLI POSSANO ACCEDERE AI GRADI PIÙ ALTI DEGLI STUDI.
MOBILITIAMOCI PER REALIZZARE LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE ITALIANA.

L’imperativo categorico è fermarli.
E’ ancora possibile.

Comunicato stampa su Metro’ leggero - E. Zaia (SD Trieste)

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La buona volontà della Provincia e dell’Autorità portuale, di valorizzare i binari presenti sul territorio per garantire ai cittadini un miglior servizio pubblico di trasporti, si sta  scontrando con la solita poca speditezza di una Regione talora con la testa altrove e con le Ferrovie dello Stato, i cui dirigenti sono tanto zelanti a propagandare con piacere simile ad estasi i loro progetti e lavori riguardo alla TAV, ma si nascondono paurosi come un gatto bastonato quando trattasi di riqualificare o realizzare pochi km di tracciato ordinario.
Volendo rimanere ottimista, propongo di cogliere quest’attimo di pausa per pensare al progetto in maniera più ambiziosa, premettendo che nessun serio sviluppo del servizio metropolitano può essere ragionevolmente (e commercialmente) concepito prescindendo dal collegamento con la stazione Centrale (o la nuova stazione TAV se si farà) e l’area nevralgica di Piazza Goldoni. Difatti il limite dell’impiano attuale è il terminale di Campo Marzio. Da qui come proseguiranno i passeggeri scesi dai treni verso il Centro Città e la Stazione centrale? Con la 8 e la 9? Se la risposta è questa allora  converrà continuare ad usare gli autobus piuttosto che i treni.
Vengo ora ai dettagli. Partendo dalla prima linea, la Campo Marzio - Opicina, osservo come a costo pressoché zero, da Opicina, i treni, sulla linea esistente,  potrebbero proseguire per Prosecco - Aurisina - Santa Croce - Grignano - Miramare, per poi attestarsi alla stazione Centrale. In prospettiva da qui si può immaginare un collegamento sotterraneo con Campo Marzio via Piazza Unità, venendo a creare una linea circolare che, con treni ad alta frequenza di passaggio, servirebbe in maniera ottimale tutta la parte centro-settentrionale della provincia.
Quanto alla linea per Muggia, questa andrebbe realizzata più opportunamente in percorso sotterraneo sotto il tracciato dell’attuale linea 20, così da collegare la stazione Centrale, Piazza Goldoni, la linea campo Marzio - Opicina e l’asse di via Flavia. Questa opera assorbirebbe gran parte del movimento cittadino, essendo baricentrica rispetto allo sviluppo edilizio di Trieste; sarebbe di carattere prettamente urbano e potrebbe essere costruita con tecnologia simile alla metropolitana di Torino, così esonerando le Ferrovie italiane dall’affare.
Tuttavia il coinvolgimento delle FFSS e l’utilizzo dei binari verso Muggia verrebbe comunque ad esservi con la linea per Capodistria (che potrebbe utilizzare anche la galleria esistente tra la stazione Centrale e Chiarbola e incrocerebbe le altre due linee descritte), che per certi versi è l’opera più importante, e che in assenza della TAV e/o dell’interessamento sloveno dovrebbe essere comunque realizzata con fondi italiani, rappresentando essa un interesse nazionale. A questo punto, con le linee per Muggia e Capodistria (anch’esse con treni ad altra frequenza di passaggio) anche la zona centro-meridionale della provincia ed l’Istria settentrionale sarebbero dotate d’infrastrutture di prim’ordine.

M.S. Gelmini e il merito ad personam - F. Scarpato (resp. nazionale Universita’ fgci)

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Maria Stella Gelmini e il merito ad personam,

ovvero quando il fine giustifica i mezzi

“La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l’esame per ottenete l’abilitazione alla professione. (…) La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano a superare l’esame. Per gli altri, nulla. C’era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto. (…) Insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione abbiamo deciso di andare a fare l’esame a Reggio Calabria”.

Potrebbe sembrare l’epilogo del racconto di chi, figlio di una famiglia modesta, ammette rassegnato di aver tentato di realizzare in tutti i modi, anche con quelli non propriamente ineccepibili sul piano morale, il proprio sogno per mettere così a frutto le tante risorse spese nella propria formazione dalla famiglia. Sembrerebbe la triste constatazione dei limiti di un sistema sempre pronto a sostenere i forti e a rimandare indietro i deboli da parte di chi, dalla prospettiva di questi ultimi, ha deciso, in definitiva, di arrendersi a quel sistema, ha deciso di adeguarvisi, anziché contrastarlo. Parrebbe, in ultima analisi, un’ammissione di resa di fronte a una divisione in classi della società da parte di chi pensa che questa divisione sia, ormai ineliminabile e che, di conseguenza, il fine giustifica i mezzi.

E invece no.

Sono le parole sfacciate, l’ammissione spudorata della ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca Maria Stella Gelmini beccata dalla giornalista Flavia Amabile della Stampa ad aver affrontato nel 2001 l’esame di stato per diventare avvocato non nel profondo nord, nella sede più naturale ove era avvenuta la sua formazione universitaria, ma nel lontano sud, e precisamente in quella Reggio Calabria che l’anno prima aveva registrato il primato italiano di ammessi agli esami orali. Reggio Calabria che, nell’anno della Gelmini, aveva registrato ben il 57% agli orali – il doppio di Roma e Milano. Il triplo di quelli di Brescia, città natale della ministra.

La Gelmini, dunque, quella secondo cui “nel Sud alcuni istituti abbassano la qualità dell’istruzione”, ma non gli esamifici per avvocati; quella della scuola nuova che puzza di vecchio, col maestro unico per le elementari e la “tolleranza zero” del voto in condotta con cui segare, finalmente!, le gambe agli studenti più esagitati: perché tanto non ci sono, in questo caso, né origine sociale, né disagio giovanile che possano spiegare i comportamenti più disdicevoli dei ragazzi; quella che vuole ribaltare le logiche sessantottine, che tanto male hanno fatto a scuola e università, con l’università-fondazione, per smettere di creare, una volta per tutte, irragionevoli attese negli agricoltori e nei loro figli: non solo l’operaio, ma neppure i contadini possono volere il figlio dottore.

Quella stessa Gelmini che, coerentemente rispetto al proprio vissuto, presentò a febbraio 2008, ancora da deputata, una proposta di legge per “la promozione e l’attuazione del merito nella società, nell’economia e nella pubblica amministrazione e istituzione della Direzione di valutazione e monitoraggio del merito presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato”, e che continua da ministra, prendendo ancora evidentemente ad esempio la propria esperienza personale, a ribadire in lungo e in largo la necessità che la formazione in Italia, dall’asilo all’università, sia informata dal criterio del merito a prescindere da ogni considerazione circa l’origine sociale, considerazione chiaramente frutto – come la definisce lei nella proposta di legge e in varie dichiarazioni pubbliche – di un’ “impostazione statalista e dirigista che ha imperniato l’ordinamento degli ultimi cinquanta anni e ha portato con sé la marginalizzazione del merito, che non è mai assurto a principio guida in grado di regolare i fenomeni sociali, i processi economici e le relazioni di lavoro, in favore di criteri di uguaglianza formale che, di fatto, si sono tradotti in forti disincentivi alla capacità individuale”.

Evidentemente, le “logiche di casta” e l’origine sociale rischiavano di penalizzare, per fortuna, solo pochi aspiranti avvocati del nord italiano, che, per conseguire l’abilitazione all’esercizio della  professione, sono stati costretti a scendere al sud; anzi, quasi esclusivamente i figli dei contadini; più nello specifico, la discendente dell’agricoltore Gelmini di Leno, comune di 12,500 anime della provincia di Brescia. Come a dire, ego sum alpha et omega, principium et finis. Operai, disoccupati ed eventuale prole sono avvisati: niente più concessioni – risolto con coerenza il problema bresciano, da oggi conterà solo il merito. Anzi, il Merito.

Gent.le Ministra Gelmini, per coerenza, una sola domanda: a quando le sue dimissioni?

Francesca Scarpato, responsabile nazionale Università fgci.

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