Gruppo “Ambiente, economia e lavoro”
Ambiente economia lavoro, dai gruppi di lavoro February 14th, 2008Il gruppo Ambiente, Economia e Lavoro ha raccolto il contributo di varie persone, espressione sia dei nostri partiti che di associazioni, comitati, sindacati e semplici cittadini.
Quasi tutti gli interventi al workshop del 9 febbraio scorso hanno tirato un bilancio di questi cinque anni di governo regionale. Se in generale i giudizi sono stati sostanzialmente concordi nel sottolineare luci ed ombre, quando si è scesi ad analizzare le questioni che riguardano l’ambiente ed il territorio si è riscontrata una quasi unanimità di giudizi negativi, che diventavano preoccupati se l’attenzione si spostava sulle prospettive future, specificatamente grandi infrastrutture quali TAV/TAC, rigassificatori, autostrade.
Nel campo più specifico del lavoro si sono registrati vari interventi che auspicavano un modello di sviluppo attento alle esigenze del territorio e dei lavoratori, e non solo a quelle delle imprese e del profitto.
Si è convenuto di ritrovarsi per delineare meglio le linee programmatiche su questi temi. Questo lavoro avrà senso solo se la posizione de La Sinistra/L’Arcobaleno non sarà subalterna a quella del PD e di Illy, ma avrà pari dignità. Dignità che si difende anche avendo il coraggio di dire di no e se, necessario, andare da soli, come molti interventi ci invitavano a fare.
Spunti operativi:
1) Partecipazione, Agenda21, Trasparenza: nonsolomoda…
Garantire l’applicazione vera del metodo partecipativo è fondamentale per aggiornare ed adeguare agli obiettivi europei il Piano Energetico Regionale, il Piano Territoriale e l’applicazione della nuova Legge urbanistica, ma anche per gestire senza sprechi le risorse ambientali, territoriali, culturali e infrastrutturali esistenti nonchè per attivare politiche “euro-regionali” insieme ai nostri vicini.
2) Tutela e qualità dell’ambiente = sviluppo economia sostenibile, prevenzione calamità, creazione posti di lavoro “che hanno futuro”
Investire nella tutela e valorizzazione delle aree naturali promuovendo il turismo sostenibile (invece di puntare quasi esclusivamente sui poli Promotur) permette di combattere lo spopolamento e l’abbandono dei territori montani, nonché investire nella prevenzione favorendo la manutenzione del territorio permette di ridurre significativamente i costi dei danni prodotti dagli eventi calamitosi che saranno sempre più intensi a causa dei cambiamenti climatici. Non servono tante risorse economiche per nuove grandi opere (spesso devastanti oltre che inutili), ma un approccio ed una programmazione degli interventi integrati e la promozione, incentivazione della cura del territorio.
Inoltre bisogna legare gli incentivi alle imprese e all’innovazione per favorire la qualificazione ambientale e sociale delle stesse, ridurre la produzione di rifiuti pericolosi e gli sprechi di risorse (energia e acqua in particolare).

February 14th, 2008 at 9:53 am
Riceviamo da Tony Zambon e pubblichiamo
Certo le scadenze sono scadenze, ma non si recupera la mancanza di dialogo
del Presidente sui temi a noi cari in pochi minuti.
Sarebbe più logico che riconoscendo la scarsa sensibilità ambientale fosse
Lui a proporre alcune considerazioni per il recupero del dialogo.
Comunque il documento che hai scritto è una buona sintesi, rafforzerei un
ruolo importante per la montagna ed una politica di risparmio energetico in
linea con le tendenze UE e dei paesi alpini quindi:
“….promuovere economie efficaci che favoriscano la permanenza ed il
recupero delle popolazioni in montagna legando al risparmio energetico, le
politiche sociali quali propulsori della crescita delle comunità in
montagna secondo progetti integrati e non solo interventi monioculturali e
distruttivi come quelli di Promotour.”
Solo un’idea.
GRAZIE
Ciao
Toni Zambon
February 14th, 2008 at 3:21 pm
Ballare ? Io non sento la musica.
Sono un militante antirazzista e considerandomi di sinistra, sono passato anch’io all’assemblea di sabato 9 a palmanova, a parte il fatto curioso e “simpatico” che essendo residente a Monfalcone, mi fà strano partecipare ad assemblee -sul da farsi e sul come la mettiamo-, insieme a praticamente tutte le istituzioni e i poteri della mia provincia che abitualmente trovo come controparti o alla meglio come interlocutori nelle lotte e nelle vertenze sociali del mio territorio, che sono tante e drammatiche.
Però quello che mi sembra importante dire non è questo, quanto piuttosto il fatto che non vedo come si possa aprire un “percorso costituente per una sinistra ampia e unita”, quando è chiaro e palese che l’obbiettivo sono solo le elezioni regionali, e che sopratutto già da almeno 3 mesi prima di qualsiasi assemblea unitaria, già si sapeva che “….Illy era il candidato naturale della sinistra…”.
In base a questi due semplici punti io credo che l’esperienza della sinistra arcobaleno in fvg nasce già morta e sepolta, forse mi sbaglio, ma come persona di sinistra se questi sono i presupposti non discutibili, io sto da un’altra parte.
E come ultima cosa ci tengo a dire che non valuto in maniera negativa il candidato Illy solo per il tema ambiente-democrazia, ci sono temi che mi stanno molto più a cuore, ad esempio l’immigrazione, aldilà della marea di soldi piovuti su patronati e associazioni in 5 anni, e di aver spostato da sotto il naso della gente il dramma sociale del CPT di Gradisca, 5 anni di Illy non hanno minimamente migliorato ne la vita dei migranti in questa regione, e nemmeno contribuito a migliorare la vita degli autoctoni in questa regione, aumentando invece le forme più dirette ma anche subdole di razzismo e sfruttamento.
Siccome credo che la politica sia una cosa troppo importante per lasciarla in mano ai politici di professione, io auspico un vero e proprio percorso costituente, che parta dalle città e dai territori, che definisca prima di tutto cos’è oggi la sinistra in questa regione, e che esca dall’ambiguità sfigante di essere felici di fare la ruota di scorta dell’Ulivo, dell’unione o del PD (police departement) se è vero che ci sono storie, idee e percorsi differenti, usciamo, anzi uscite dalla sindrome dei fratellini minori.
Ciao a tutti. ci vediamo nelle strade.
February 14th, 2008 at 5:48 pm
@cristian massimo
non vedo l’ora di vedere in strada decine di migliaia di persone incazzate. Per il momento chi vuole costruire la Sinistra Arcobaleno cerchi di migliorare la situazione attuale che non è eccezionale. Tutto stimola, qualcosa aiuta
February 14th, 2008 at 9:49 pm
buonasera a tutti
ovviamente i punti su un argomento così vasto potrebbero essere davvero tanti
posto sinteticamente e banalmente alcuni, i primi, quelli che evidentemente premono più forte ma non per questo più importanti di altri
1. riformulare e ripensare l’associazione, data per scontata, tra lavoro/progetti impattanti. Molto spesso abbiamo visto appoggiare progetti industriali, infrastrutturali, energetici o quantaltro, sottolineando la loro importanza in termini occupazionali. Questo è un “abbinamento” che non permette un’analisi approfondita dei reali costi/benefici, che non valuta in termini economici le ripercussioni sul sistema ambiente che comprende anche le diverse forme di antropizzazione, e men che meno considera le ricadute di carattere sociale. Nell’abuso del termine progresso andrebbe perlomeno inserito il concetto di qualità della vita dell’uomo inteso quale parte integrante dell’ambiente in cui vive e opera, svincolandosi dall’idea restrittiva di sacrifibilità di un territorio ove due “entità” slegate, uomo/ambiente, si contrappongono.
2. ripensare la progettazione di grandi opere infrastrutturali. Investire in un’oggettiva analisi dell’esistente, privilegiare il potenziamento e il miglioramento delle strutture già in essere, favorire l’ipotesi di realizzazione di nuove infrastrutture leggere di raccordo, a costi contenuti e di rapida fattibilità.
3. tutela dei prodotti locali - no ogm. In questi anni si è dimostrato un intento di salvaguardia e promozione sia dei prodotti tipici locali che dei contesti in cui essi vengono prodotti, fattore considerato sia dal punto di vista economico/produttivo che turistico/qualitativo. Un approccio da incentivare, in termini anche di salute e benessere, favorendo l’agricoltura biologica, la salvaguardia delle specie ortofrutticole ed enologiche autoctone e la loro promozione, con un preciso diniego nei confronti dell’introduzione delle biotecnologie applicate alla coltivazione e all’allevamento di organismi geneticamente modificati.
4. ristrutturare integralmente il servizio regionale preposto alla protezione dell’ambiente, dandogli un reale compito di monitoraggio e controllo - e di autonomia nel farlo -, dotandolo delle tecnologie e degli strumenti necessari. Impletendolo con strutture di ricerca, di innovazione e sperimentazione nel campo ambientale, considerando possibili sinergie con i poli universitari e di ricerca regionali.
Questo di getto!
February 15th, 2008 at 12:42 pm
Ciao a tutti.
per sintetizzare gli spunti, le proposte, i paletti da inserire nel programma di sinistra democratica per il gruppo ambiente e lavoro, oltre a raccogliere tutte le idee che possono essere inserite direttamente nel sito http://www.sinsitrademocraticafvg.org e gli interventi emersi nel dibattito di Palmanova, ci troviamo sabato pomeriggio dalle 15 in poi presso la sede di RC a Monfalcone, in via Carducci n 26
Per chi non fosse libero ma disponibile a darci ulteriori contributi potete contattarci rispondendo a questa mail o chiamando :
Bellini Vincenzo
Cell: +39 349 3747845
February 15th, 2008 at 1:16 pm
Provo a inserire qualche spunto in più riguardo ai problemi ambientali che secondo me dovrebbero essere prese in considerazione dalla prossima giunta regionale:
INQUINAMENTO ATMOSFERICO
- Riduzione delle emissioni degli impianti industriali, da ottenersi sia introducendo limiti di emissione più restrittivi per categorie di impianti più inquinanti (D. M. 12.07.1990 e successive mod. ed integr.), sia potenziando i controlli attraverso l’ARPA, a cui vanno implementati i sistemi di monitoraggio e la pianta organica. Vanno eseguiti rigorosi esami di verifica del rispetto dei valori limite autorizzati dalla Regione sui più importanti impianti inquinanti, a cominciare dalle aree di Servola, Monfalcone, Torviscosa e Osoppo;
- riduzione del traffico privato nei centri abitati, da ottenersi mediante il potenziamento del servizio di mobilità pubblico;
- rispetto agli impianti maggiormente inquinanti, ricerca di soluzioni finalizzate a garantire, qualora possibile con le tecnologie disponibili, una drastica riduzione dell’inquinamento ed il mantenimento della produzione e dei livelli occupazionali. Opposizione ad ogni idea di espulsione indiscriminata dal sistema produttivo della Regione delle produzioni a bassa qualità.
PIANIFICAZIONE
- Avvio del percorso per la stesura del nuovo Piano Urbanistico Regionale in modo da ridefinire le strategie della programmazione urbanistica nella regione;
- introduzione di limiti certi alle nuove edificazioni ed alla prosecuzione della cementificazione e della impermeabilizzazione del territorio, sia in termini di superfici che in termini di volumi, con particolare riguardo alle aree naturali e di pregio ambientale (p. es., Baia di Sistiana);
- emanazione del P.R.A.E. (Piano regionale delle attività estrattive, per le quali la Regione è inadempiente dal 1997 nei settori ghiaia, pietrisco e pietra ornamentale).
FONTI ENERGETICHE
- Nell’ambito delle competenze della Regione, opposizione ai processi di privatizzazione in campo energetico, ed esercizio accurato del potere di controllo rispetto alle autorizzazioni ambientali necessarie alla costruzione di nuovi impianti;
- impegno all’adozione di un adeguato Piano energetico Regionale, propedeutico all’individuazione di politiche di indirizzo in questo settore;
- promozione di politiche energetiche finalizzate ad un utilizzo più razionale delle risorse e ad una riduzione degli sprechi, innanzitutto da parte delle imprese, anche mediante verifiche sulla possibilità di intervento in campo tariffario, nei quali le imprese godono di regimi consistentemente agevolati rispetto agli usi domestici;
- diversificazione delle fonti energetiche attraverso una pianificazione finalizzata all’aumento delle fonti rinnovabili;
- A proposito di diversificazione e fonti rinnovabili la regione potrebbe farsi carico di iniziative e progetti di apertura alle imprese impegnate nei settori dell’eolico, del fotovoltaico, delle biomasse. (Il contributo dell’eolico è determinante per ridurre le emissioni di gas serra e la sua presenza nell’industria e nei mercati europei è destinata a crescere). Possibili finanziamenti e/o sostegno ai comuni per interventi di solarizzazione termica;
- metanizzazione delle centrali termoelettriche per contribuire alla riduzione delle emissioni nocive entro il 2010;
- tendenziale opposizione sia alla creazione di nuove centrali, a fronte di un eventuale aumento di produzione nelle centrali sottoutilizzate, sia alla realizzazione di impianti e depositi di fonti energetiche pericolosi vicino a centri abitati o in zone tutelate dal punto di vista ambientale (depositi di propano e gas naturale a Muggia, Trieste, e Monfalcone);
- nell’ambito delle attribuzioni della Regione, adozione di scelte tese a favorire nel più breve tempo possibile la chiusura della centrale nucleare di Krsko in Slovenia.
RIFIUTI
- Promozione delle politiche di raccolta differenziata da parte di cittadini ed imprese, anche attraverso l’incentivazione dei punti di raccolta differenziata, ancora totalmente insufficienti in molti Comuni della Regione;
- promozione delle politiche di riciclaggio e recupero dei rifiuti industriali, anche favorendo l’incontro fra la domanda e l’offerta da parte delle imprese;
- revisione della legge sulla tassa di smaltimento, reindirizzandola sulla massa come criterio di riferimento;
- individuazione di siti da destinare ad un conferimento sicuro e controllato dell’amianto, in modo da favorire, anche dal punto di vista tariffario, la bonifica dei sistemi industriali e di trasporto, delle strutture pubbliche e delle abitazioni.
AMBIENTE LAGUNARE E LINEE DI COSTA
- Preservazione del carattere dinamico del sistema lagunare, limitando la realizzazione di sistemi di irrigidimento delle morfologie naturali;
- arresto dello sviluppo delle attività industriali e portuali in laguna ed incentivazione delle attività tradizionali, come la pesca;
- fissazione di limiti al pescaggio delle imbarcazioni che accedono in laguna, e riduzione degli interventi di dragaggio al minimo indispensabile per garantire il traffico delle piccole imbarcazioni da pesca e delle piccole imbarcazioni da diporto;
- rigoroso controllo degli scarichi delle industrie nelle acque dolci che sboccano in laguna e verifica della presenza e degli effetti degli inquinanti sul sistema lagunare;
- controllo delle escavazioni di materiale litoide in ambito fluviale al fine di impedire il deficit di trasporto solido sulle aree costiere e di garantire, al contempo, la sicurezza idraulica dei corsi d’acqua;
- realizzazione di interventi di protezione costiera e litoranea di tipo flessibile, in modo da favorire la difesa attiva ed il ripascimento dei litorali e di non irrigidire ulteriormente la linea di costa con interventi irreversibili.
BONIFICHE SITI INQUINATI E RECUPERO DELLE AREE DEGRADATE
- Incentivazione alla bonifica delle aree industriali, dismesse e non (aree Ezit e Noghere a Trieste, Caffaro a Torviscosa, ecc.) ed al recupero delle aree degradate senza determinare nuovi impatti ambientali in forma diretta ed indiretta;
- recupero della baia di Sistiana rispettoso dell’ambiente naturale e finalizzato ad una fruizione pubblica e gratuita dell’area. Opposizione alla vendita delle aree di proprietà regionale e demaniale ai privati.
AREE DI TUTELA
- Difesa rigorosa delle aree di tutela, anche attraverso un aumento dei controlli delle attività autorizzate al loro interno in modo da verificarne l’effettivo impatto ambientale;
- valorizzazione turistica delle aree di tutela e delle aree naturali protette anche in chiave occupazionale, puntando ad una fruizione sostenibile dal punto di vista ambientale;
- elaborazione di progetti di legalità ambientale comprendenti anche la demolizione delle costruzioni e delle opere abusive;
ACQUA
- Tutela delle acque dall’inquinamento e dal prelievo indiscriminato in quanto bene pubblico primario della popolazione; opposizione ad ogni forma di privatizzazione diretta ed indiretta;
- razionalizzazione dei prelievi;
- implementazione dei sistemi di depurazione e difesa delle falde e delle fontane;
- risoluzione rapida del problema relativo agli scarichi della cartiera Burgo a Tolmezzo, in modo da cessare l’inquinamento del Tagliamento e di garantire, nel contempo, il mantenimento della produzione e dei livelli occupazionali;
- emanazione della legislazione attuativa e verifica a breve termine dell’applicazione e dei risultati della nuova Legge sulla Tutela del Suolo e delle acque;
DISSESTO IDROGEOLOGICO E RISCHIO IDRAULICO
- Prosecuzione degli incentivi contro lo spopolamento della montagna da ottenersi più che con l’erogazione di finanziamenti a pioggia alle imprese, con la creazione di lavori socialmente utili nel campo della manutenzione ambientale ed idraulico - forestale, anche ai fini della prevenzione del dissesto idrogeologico ed al rilancio occupazionale;
- effettuazione sistematica di interventi di pulizia della vegetazione e di manutenzione idraulica ordinaria degli alvei, con controlli severi sui quantitativi di ghiaia effettivamente asportati in modo da non innescare fenomeni di erosione lungo le aste e sui litorali, evitando sia gli scavi indiscriminati degli scorsi decenni, sia l’assenza di interventi nel corso degli ultimi anni;
perimetrazione delle aree esondabili con tempi di ritorno frequenti (a cominciare da alcune zone della provincia di Udine e Pordenone più colpite nel corso degli ultimi anni) e fissazione di progetti e norme di salvaguardia del territorio e di vincolo rispetto alla nuova edificazione;
- progettazione di interventi pilota, con ricadute occupazionali, di riqualificazione fluviale e politiche di difesa e sicurezza del territorio da affrontare con un approccio multidisciplinare ed una connessione operativa tra le varie competenze interessate - genio civile, consorzi di bonifica, Comunità montane, ee.ll., ecc..
- ulteriore approfondimento della valutazione ambientale ed idraulica del Progetto delle Casse di espansione del Tagliamento in termine di rapporto costo/benefici, ponendo la dovuta attenzione anche agli aspetti speculativi del progetto;
- emanazione della legislazione attuativa e verifica a breve termine dell’applicazione e dei risultati della nuova Legge sulla Tutela del Suolo e delle acque.
Ciao a tutti
Vincenzo Bellini
February 16th, 2008 at 1:50 am
La premessa del documento è costituita dalla considerazione che i progetti relativi alle grandi opere e quelli caratterizzati da un elevato impatto ambientale possano essere realiizzate solo con il consenso delle popolazioni coinvolte ed interessate.
Partendo da un’analisi delle criticità esistenti, le proposte avanzate sono le seguenti:
Unificare a partire dalla prossima legislatura le funzioni di pianificazione ambientale e territoriale da quelle di monitoraggio e controllo ambientale all’interno della stessa delega
Strumenti di pianificazione regionale: pur in presenza di una inversione di tendenza rispetto alle amministrazione precedenti, è necessario accellerare nella definizione o nell’aggiornamento di tutti gli strumenti di pianificazione e programmazione regionale, in modo da colmare il più rapidamente possibile il ritardo accumulato nelle precedenti legislature, e in paricolare:
- affrontare il problema rappresentato dalla presenza, all’interno della proposta di Piano Territoriale Regionale, di invarianti altamente impattanti, costituite da progetti infrastrutturali (come la TAV), che non sono state sottoposte alla Valutazione di Impatto Ambientale Strategica (VAS);
- potenziare gli strumenti di programmazione economica regionale e di area vasta e facilitare ed accellerare i percorsi per la loro connessione con gli strumenti di pianificazione territoriale di area vasta (PTR) (da realizzarsi in stretta collaborazione con il sistema delle autonomie, i distretti produttivi e i portatori di interessi diffusi, in modo da fare sì che gli studi che comunità locali stanno effettuando sulle modifiche agli strumenti di sviluppo territoriale possano essere recepiti in tempi rapidi e certi, e che nuovi insediamenti non coerenti con i nuovi modelli di sviluppo possano realizzarsi prima dell’approvazione formale dei nuovi strumenti urbanistici – cfr l’elaborazione delle amministrazioni locali e delle università sul nuovo modello di sviluppo dell’Aussa – Corno, e le contraddizioni emerse a proposito del cementificio di Torviscosa);
- adeguare il Piano Energetico Regionale recentemente approvato dalla Giunta al recepimento degli obiettivi di Kjoto sulla riduzione delle emissioni in atmosfera;
- completare nel più breve tempo possibile l’analisi dello stato della qualità dell’aria in regione, in modo da individuare le aree critiche sia rispetto alle norme attualmente in vigore, sia rispetto a quelle di cui si prevede l’entrata in vigore nel 2010, e varare il piano regionale per la riduzione delle emissioni in atmosfera;
- aggiornare il Piano Regionale di smaltimento dei rifiuti innalzando gli obiettivi relativi al riciclaggio e al recupero, attualmente largamente insufficienti in regione, in modo da ridimensionare in misura consistente il ricorso ad inceneritori e termovalorizzatori
- varare nel più breve tempo possibile il nuovo Piano Regionale dei Trasporti;
- varare rapidamente il nuovo Piano Regionale delle Attività Estrattive (attualmente è in vigore solo quello relativo alle argille, e il nuovo piano risulta già pronto in bozza).
Procedure di Valutazione di Impatto Ambientale:
- superare la frequente difficoltà ad esercitare una reale previsione di impatto ambientale per le opere presentate a causa della mancanza di un adeguato ed aggiornato quadro conoscitivo dello stato dell’ambiente nella situazione attuale potenziando gli strumenti di pianificazione previsti al punto precedente;
- rivedere i criteri di composizione della Commissione regionale tecnico – consultiva V.I.A. in modo da prevedere l’effettiva presenza di tecnici indipendenti dal quadro politico e da dinamiche potenzialmente soggette allo “spoil – system”;
- richiedere ai proponenti di nuovi progetti standard di approfondimento più elevati per le “alternative progettuali”, compresa la cosidetta “opzione zero”, previste dalla normativa vigente, da cui emergano in maniera chiara vantaggi e svantaggi della soluzione progettuale proposta rispetto alle ipotesi alternative (frequente ricorso alla presentazione di progetti privi del confronto fra diverse ipotesi progettuali, o con insufficienti livelli di approfondimento delle stesse);
- richiedere ai proponenti di nuovi progetti standard di approfondimento più elevati per le “analisi costi – benefici” previste dalle normative vigenti (in termini di bilancio economico, sociale e ambientale) da cui emergano in maniera chiara vantaggi e svantaggi di un progetto per la collettività; se necessario arricchire le competenze degli uffici con personale dotato di competenze in campo economico o con specifici percorsi di formazione;
- prevedere il coinvolgimento della comunità scientifica regionale e dei centri di ricerca presenti in regione, particolarmente qualificati in Friuli Venezia Giulia, per l’esame e la valutazione di progetti caratterizzati da valutazioni di impatto ambientale particolarmente complesse;
- potenziare i sistemi di monitoraggio e controllo degli impatti dei progetti già realizzati, facendo in modo che gli enti di controllo preposti, in particolare l’ARPA, siano dotati di effettivi ed adeguati mezzi per controllare e verificare i dati presentati periodicamente dai proponenti secondo quanto previsto dalle prescrizioni di approvazioni dei progetti approvati o dalle normative vigenti;
Valutazione Ambientale Strategica
- varare al più presto i regolamenti attuativi (la legge prevedeva un termine di 180 giorni dall’approvazione, avvenuta il 6/05/2005): attualmente vi è una sostanziale impossibilità ad applicare concretamente la direttiva sulla VAS;
Agenda 21:
- varare un atto di indirizzo e coordinamento sull’applicazione delle metodologie di Agenda 21 sui progetti di campetenza regionale (quando si applica; definizione delle metodologie; parallelismo e allineamento temporale con la procedura di VIA);
- varare gli atti di indirizzo e coordinamento ai Comuni per l’applicazione di Agenda 21 locale;
- allargare a tutta la popolazione la possibilità di partecipazione ai Forum di Agenda 21, non limitandola esclusivamente agli “stackholders”, sia per i progetti regionali che per quelli locali (finora le sperimentazioni sui progetti regionali hanno coinvlto esclusivamente gli “stackholders”);
- estendere l’applicazione delle metodologie di Agenda 21 anche alle fasi di analisi ambientale, pianificazione e valutazione dei progetti, anziché limitarle esclusivamente alle fasi di informazione e di raccolta di proposte (così come avvenuto nelle sperimentazioni fatte fino ad ora sui progetti o i piani regionali)
Opere di interesse regionale: compiere la scelta politica di non utilizzare in regione la L.R. 14/2003 varata dal centrodestra alla fine della scorsa legislatura (legge obiettivo regionale), che limita fortemente il sistema di informazione e partecipazione previsto dalle procedure ordinarie di VIA.
Opere di interesse nazionale: intervenire sul governo per chiedere di non utilizzare la legge obiettivo di Lunardi sui nuovi progetti sottoposti potenzialmente a procedura di VIA nazionale, come la TAV.
Definire criteri oggettivi per la scelta delle amministrazioni locali e delle comunità interessate dall’impatto dei progetti e dai coinvolgere nelle procedure di valutazione di impatto ambientale.
Definire criteri condivisi per la definizione della casistica in cui prevedere un coinvolgimento della popolazione nelle scelte attraverso gli istituti della democrazia diretta (referendum)
Prevedere in situazioni particolarmente complesse l’adozione di strumenti straordinari di concertazione territoriale e di partecipazione delle comunità e delle popolazioni alle decisioni riguardanti le grandi opere
Bellini Vincenzo
February 16th, 2008 at 1:28 pm
Care e cari compagni di viaggio,
per cercare di trovare partecipazione nel processo di costruzione dei punti irrinunciabili nel programma ambientale di Illy ho inviato, mercoledì scorso, 324 mail di richiesta di aiuto a tecnici ambientali, rappresentanti ed esponenti di associazioni e comitati, funzionari in sofferenza nelle strutture regionali che si occupano del settore.
Mi sono arrivate 87 mail di risposta ( il termine ultimo era ieri sera, venerdì 15 febbraio.
Questa mattina ho ricomposto il tutto. Lo schema utilizzato per l’intervista è quello predisposto dal WWF, nel suo “osservatorio Illy”, leggermente modificato ed integrato.
Di seguito vi invio i “12 comandamenti” definiti in questo sommario sondaggio. Mi scuso con i proponenti se li ho resi più “lievi” nei toni qualora insultanti….
Scusatemi anche per eventuali strafalcioni ortografici nella frettolosa sintesi fatta.
Grazie a tutti gli 87 partecipanti per la preziosa collaborazione.
Maurizio Rozza
1. Il metodo partecipativo. La Regione deve applicare gli strumenti di Agenda 21 con procedure di codecisione dal basso, e non come semplici tavoli di consultazione. Per quanto riguarda lo sviluppo rurale, la Regione deve adeguarsi ai Regolamenti comunitari, cessando di utilizzare i cosiddetti “tavoli verdi” in luogo del partenariato. Fondamentale ed irrinunciabile è l’adozione di una norma che preveda la procedura di consultazione referendaria approvativa in caso di piani e progetti di iniziativa regionale o in cui sia richiesto un parere e/o una approvazione da parte della Regione che impattino su territori e comunità. Nel referendum dovranno essere interessati unicamente i cittadini elettori residenti nei comuni sul cui territorio ricade l’opera , il piano o il progetto. La procedura referendaria dovrà essere attivata su richiesta di almeno un decimo dei cittadini elettori dei comuni interessati.
2. la politica industriale. La Regione deve rafforzare nel proprio quadro normativo il principio “chi inquina paga”. Dovranno essere assunte, per quanto di competenza, tutte le procedure necessarie alla chiusura e riconversione urgente della Ferriera di Servola (TS). E’ necessario realizzare una capillare “carta epidemiologica regionale” costantemente aggiornata quale strumento di corretta valutazione degli impatti ambientali e sulla salute pubblica degli insediamenti industriali.
3. la politica energetica; E’ necessario realizzare metodi autenticamente partecipativi, e non semplici fasi di “consultazione” per la pianificazione in materia energetica. Va revocato urgentemente il cosiddetto “accordo di concertazione” eliminando l’equivoco che parifica la “termovalorizzazione” dei rifiuti alle fonti energetiche rinnovabili meritevoli di incentivazione. Vanno ricondotte all’interno del Piano Energetico Regionale, e subordinate all’approvazione dello stesso, tutte le decisioni su piani ed i progetti inerenti nuove infrastrutture energetiche (elettrodotti, terminali di rigassificazione del GNL, oleodotti e gasdotti, ecc.)
4. l’urbanistica e il paesaggio; Il piano territoriale regionale va totalmente rivisto, dedicando maggiore attenzione alla tutela e alla valorizzazione del paesaggio, dei beni culturali e storici e della biodiversità, anche attraverso l’identificazione e la conservazione/ricostruzione di reti ecologiche.
5. le infrastrutture e trasporti; Per quanto riguarda la realizzazione del Corridoio 5, va privilegiato il recupero, la ristrutturazione, l’ammodernamento ed il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie esistenti. La Regione dovrà adottare le procedure referendarie previste al punto 1. Per quanto riguarda la tratta Ronchi - Divaccia, la Regione dovrà – per quanto di sua competenza e conformemente all’art. 6 della Direttiva 92/43/CEE - impegnarsi per la ricerca di soluzioni alternative rispetto all’ipotizzato tunnel sotto il Carso.
6. le aree protette e Rete Natura 2000. E’ necessario:
Dare attuazione completa alla conversione in ZPS della rete delle IBA come censite nello studio commissionato dalla Regione nel 2005, in particolare ampliando la ZPS dei Magredi di Pordenone, anche al fine di evitare pesanti sanzioni della Comunità Europea a carico dei contribuenti.
Provvedere alla urgente redazione dei piani di gestione delle Aree Natura 2000 in stretta conformità con le norme europee, con il DM recante Linee guida per la redazione dei piani di gestione e con il Decreto Ministeriale riportante i “criteri minimi uniformi per la conservazione di ZPS e ZCS”.
Attuare i Piani suddetti con metodi autenticamente partecipativi.
Reintegrare urgentemente nel perimetro del Sito di Importanza Comunitaria “Carso Triestino e Goriziano” l’area interessata dall’ipotesi di tracciato del cosiddetto “corridoio 5”.
Realizzare il Parco Internazionale del Carso includendo, in una prima fase, le aree Natura 2000 , le riserve esistenti e la zona costiera tra Sistiana e Santa Croce quale Parco Naturale e Regionale e sottoponendo i rimanenti territori del Carso al regime di “zona contigua”
7. La montagna: Recepire integralmente, con norma regionale, la Convenzione delle Alpi stabilendo che ogni piano, progetto o intervento nelle aree montane del Friuli Venezia Giulia sia ritenuto ammissibile solo ove risponda rigidamente ai punti e principi in essa contenuti;
8. la tutela delle acque;
Recepire integralmente, con norma regionale, la Direttiva Quadro “Acqua” ( Dir. 2000/60/CE) e la Direttiva “alluvioni” (2007/60/CE).
Sospendere, per quanto di propria competenza, tutti i piani e progetti in corso che presentano punti o procedure in contrasto con le due direttive o carenti rispetto agli obblighi imposti dalle stesse.
Applicare finalmente la Direttiva Nitrati, con una nuova perimetrazione delle aree vulnerabili da nitrati sulla base di criteri scientifici e con la corretta interpretazione del concetto di vulnerabilità;
Sottoporre la pianificazione degli interventi di bonifica e irrigazione alla doverosa valutazione di incidenza, e attuare una strategia di riconversione delle colture agricole a maggior impatto ambientale (come ad esempio il mais).
9. La tutela della biodiversità;
Approvare il regolamento applicativo della legge regionale 9/2007 almeno per la parte relativa alla tutela delle specie di flora e fauna di interesse regionale;
Abrogare urgentemente la legge regionale su caccia e uccellagione appena approvata.
Istituire un tavolo tra ambientalisti, cacciatori, agricoltori ed enti locali per la costruzione partecipata di una nuova Legge che, partendo dal riaffidamento delle funzioni tipicamente pubbliche alla Regione ed agli Enti locali:
- realizzi una reale autogestione rafforzando il sistema fondato sulle Riserve di caccia e trasformando i Distretti venatori negli Ambiti Territoriali di Caccia previsti dalla Legge nazionale 157/1992, organismi con funzioni pubbliche formati da cacciatori, agricoltori, ambientalisti ed enti locali, con scopi di programmazione venatoria e gestione della fauna
- semplifichi le formalità burocratiche evitando conflitti di interesse e riducendo la conflittualità;
- attribuisca alla Regione le sole attività legislativa e di pianificazione generale ed affidi alle Province la pianificazione intermedia sulla gestione della fauna e sull’attività venatoria;
- istituisca una struttura scientifica convenzionata con l’INFS per gli adempimenti della Legge 157/’92;
- organizzi - mediante la costituzione del Corpo Unico di Vigilanza Ambientale e Forestale - un’efficiente vigilanza, presupposto indispensabile per la corretta tutela e gestione della fauna.
10. La tutela delle coste; Va urgentemente emanata una norma che recepisca integralmente la Raccomandazione 2002/413/CE (gestione integrata delle zone costiere). E’ necessario adeguare le valutazioni di piani e progetti ai contenuti della Raccomandazione. In particolare è doveroso correggere, per quanto di competenza, i progetti in atto che – come nel caso della Baia di Sistiana – prevedono notevoli modifiche delle linee di costa e ingenti urbanizzazioni estranee all’assetto territoriale complessivo delle aree circostanti.
11. La valutazione ambientale strategica; Vanno emanati urgentemente i regolamenti attuativi della Legge Regionale 11/2005.
12. L’organizzazione della struttura regionale e del personale. L’assessorato all’ambiente e lavori pubblici e la corrispondente direzione centrale devono vedere separate le due competenze. All’ARPA deve essere garantita autonomia di funzionamento al di fuori di condizionamenti politici; i vertici dell’ARPA vanno rinnovati, garantendo che i nuovi quadri vengano selezionati sulla base delle effettive competenze tecnico-scientifiche e capacità. Eguale discorso va fatto per le strutture regionali preposte alle valutazioni su piani e progetti e alla pianificazione territoriale. Tutto il personale che verrà impegnato nelle strutture deputate alla pianificazione ambientale, valutazione e gestione ambientale deve essere individuato sulla base delle specifiche professionalità e/o titoli acquisiti evitando, ad esempio, di adibire ingegneri, architetti, geologi o geometri alle procedure di valutazione di incidenza.
February 16th, 2008 at 3:50 pm
Per motivi di lavoro non ho potuto partecipare al forum e alle commissioni formate a Palmanova.
Intendo comunque collaborare con idee che ritengo utili in un programma di un partito di sinistra.
Nella parte che riguarda l’economia, in particolare nei rapporti con le imprese, ritengo utile richiamare come obiettivo programmatico regionale e provinciale la diffusione di quel virtuoso comportamento definito: “Responsabilità sociale d’impresa”. Concetto che vede l’impresa assumere un ruolo responsabile nei confronti dell’ambiente in cui opera, e in generale, con tutti i portatori di interesse con cui entra in contatto, compresi quindi i lavoratori. Portatore d’interesse privilegiati dal nostro punto di vista.
Le imprese italiane e quelle friulane sono in grave ritardo nell’aderire a questo metodo di gestione dell’impresa.
Credo che sia compito del nostro partito promuovere comportamenti finalizzati al miglioramento della tutela e del rispetto verso gli operatori che trattano con le imprese.
Le imprese responsabili socialmente redigono e pubblicano periodicamente un bilancio sociale che dimostra come e quanto l’impresa si è impegnata a vantaggio dei portatori di interesse con cui ha avuto rapporti, comunicando in tal modo con la comunità in cui opera.
Per eventuali approfondimenti sono disponibile a collaborare.
Grazie e arrivederci.
Francesco Lo Sciuto
February 16th, 2008 at 5:36 pm
L’unica scelta seria è rompere con Illy e organizzare un’opposizione di lotta.
E’ preferibile una vittoria delle destre a quella di Illy.
LA VITTORIA DELLA DESTRA PERMETTE UNA GESTIONE DEI CONFLITTI AMBIENTALI SENZA REMORE.
NO ILLY NO TAV
February 16th, 2008 at 5:51 pm
Grazie Francesco, era quello che cercavo di dire in maniera imprecisa ed ignorante. Grazie
February 17th, 2008 at 6:56 pm
Continuo a dare un modesto contributo alla stesura di un programma o alla diffusione di idee per la campagna elettorale.
In un sistema economico prevalentemente capitalista, quale è il nostro, un partito di sinistra credo che debba dichiarare nei programmi elettorali di privilegiare e promuovere il rapporto con le imprese cooperative.
Tra le società previste dal Codice Civile, la cooperativa è quella che ha valori e fini molto vicini ai nostri.
E’ l’unica prevista dalla Costituzione che ne riconosce la funzione sociale e, soprattutto, non ha scopi di lucro ma mutualistici. Visto l’attacco che è stato portato alla cooperazione durante il quinquennio berlusconiano e quello in atto in questi giorni da parte di imprenditori italiani a livello europeo, credo che La Sinistra in generale e ,per quanto ci riguarda, quella friulana si debba distinguere e dichiarare la preferenza per una forma di impresa alternativa a quella capitalista, e da questa poco tollerata e considerata una anomalia, non perseguendo la remunerazione del capitale.
Ricordo infine che la forma di società cooperativa ha un consolidata tradizione il Friuli e che, sia nella forme ordinarie, sia nella forma delle cooperative sociali dà lavoro a migliaia di cittadini. La sinistra si deve fare carico dei problemi di queste imprese, che spesso costrette dalla logica del “massimo ribasso” non garantiscono condizioni salariali accettabili ai soci e ai dipendenti.
Arrivederci.
Francesco Lo Sciuto
February 19th, 2008 at 5:47 pm
Interessante il discorso sulla responsabilità sociale dell’impresa e la cooperazione. Tuttavia, negli anni, anche il fenomeno cooperativo è stato affetto da un gigantismo che l’ha allontanato dai principi ricordati da Francesco (penso ad esempio alle cooperative rosse di Ravenna onnipresenti nella costruzione della TAV). Non ci sarebbe bisogno di una distinzione tra piccola cooperazione e grandi imprese che utilizzano la forma cooperativa solo per godere dei vantaggi fiscali?
La Regione ha competenze in questo campo?