Gruppo “Cultura, istruzione, ricerca, universita’, giovani”

Cultura istruzione ricerca universita' giovani February 15th, 2008

I lavori del gruppo Cultura, Istruzione, Ricerca, Università, Giovani hanno ricevuto contributi tanto da esponenti dei partiti che da cittadini alla ricerca di una collocazione in un’entità politica nuova. Si sono manifestati aneliti, criticità e testimonianze dall’articolato mondo dei produttori dei fruitori della conoscenza nelle sue varie forme.

Sono emerse:

  • evidenze del lavoro di promozione dell’accesso alla cultura, intesa come bene comune, perseguito e realizzato in FVG dalla Sinistra, anche con cariche istituzionali; risulta importante valorizzare e comunicare quanto di buono è stato fatto negli ambiti culturali;
  • affermazioni della necessità di attuare un progetto culturale forte e sulla funzione centrale della cultura come strumento primo nell’agire della società, che deve essere leva strategica per influenzare gli altri aspetti della vita sociale;
  • osservazioni sul fatto che nel recente passato nella nostra regione ci sono state decisioni di cui la Sinistra Ecologista – parte di Intesa Democratica – per propria cultura non è stata pienamente convinta; tale situazione ha in alcuni casi messo in imbarazzo i rapporti tra gli apparati dei partiti e movimenti di cittadini che rivendicano il diritto alla partecipazione e alla tutela dell’ambiente;
  • richieste di assunzione di responsabilità al mondo della cultura da parte di cittadini;
  • richieste di trasparenza e razionalizzazione dei finanziamenti agli Enti di Formazione nella nostra regione;
  • proposte di recupero di pratiche di sviluppo di capacità di progettualità da parte dei giovani adulti;
  • testimonianze della vita attiva dei circoli culturali presenti sul territorio che si occupano di cinema, musica, storia e cultura in senso lato;
  • perplessità sulla legge di tutela del friulano, intesa come legge di tutela di una maggioranza sul territorio ed esacerbazione di particolarismi territoriali;
  • richieste di condividere esplicitamente e consolidare il patrimonio di valori condivisi tra tutte le forze della Sinistra Ecologista, e fondare i processi decisionali su criteri di equità sociale, efficacia tecnica, rispetto dell’ambiente e consapevolezza dei limiti delle risorse naturali.

Molteplici interventi sono stati effettuati da docenti e studenti universitari e da ricercatori, in cui si sono illustrate le difficoltà del lavoro precario nel mondo della ricerca, nonché l’opportunità di un ancor rafforzato rapporto tra enti di ricerca e mondo e cultura del lavoro. Cultura, ricerca e lavoro siano collegati.

Si sono evidenziati segnali dell’invecchiamento riscontrati in alcuni circoli culturali e la necessità – generalizzabile – di coinvolgere i giovani, nonché la necessità di promuovere le forme della cultura giovanile e spazi di aggregazione.

Si incoraggiano contributi alla definizione o all’affinamento di proposte programmatiche.

3 Responses to “Gruppo “Cultura, istruzione, ricerca, universita’, giovani””

  1. Emanuele Zaia Says:

    Due osservazioni sul friulano:

    - è giusto dare rilievo alle identità, culture e lingue locali ma non mettiamoci i paraocchi sul fatto che in Friuli si sta orginando un’identità etno-nazionale friulana fondata su miti medievali. Quindi raccomando cautela sull’applicazione della legge, perchè l’ultima funzione della sinistra dev’essere quella di prestare il fianco ai nazionalismi vecchi o nuovi ed erigere nuovi muri;

    - in un quadro regionale nel quale anche la maggioranza friulana è stata beneficiata di apposita legge di tutela, coloro che appartengono alla minoranza venetofona (tra l’atro residenti principalmente nelle grandi aree urbane, in particolare a Trieste e a Pordenone)appaiono una minoranza discriminata, cui per questioni di equità dovrebe essere data un’apposita legge di tutela nel corso della prossima legislatura.

  2. Emanuele Zaia Says:

    Nei fatti, apparte pochissime presenze, il forum è stato caratterizzato dall’assenza dei giovani. A fronte di grandi investimenti politici fatti dalla destra nei confronti delle nuove generazioni, nella sinistra al lobby generazionale 68ina appare inossidabile. E’ una questione seria, cui fin’ora abbiano dato solo risposte superficiali. Lavoriamoci sù!

  3. bar Says:

    Trieste - A proposito di teatranti, teatri e cultura:
    una voce di donna

    Non ho molto a che fare con questa città, o meglio ci sono nata ma da genitori meridionali, ho vissuto tutta la mia infanzia in un paesino del Cadore, pensando a Trieste e a quando mi avrebbero riportata in città.
    Ci sono tornata a Trieste verso i 14 anni e quasi subito ho capito che sarebbe stato molto duro viverci e ancora di più cercare di fare della mia vita un fatto artistico. Già allora avevo deciso che l’arte o forse il teatro, sarebbero state la mia casa. Poi come tutti i triestini sono migrata in altri spazi (teatrali) prima Milano, poi Torino, Modena e Roma. Ma a Trieste ci si torna, ci si torna sempre. Ti manca il mare, il sole, ti manca quell’aria di confine che l’ha fatta diversa. E’ una città diversa, come diversa mi sono sempre sentita io. Una città attraversata da tante culture, tanti pensieri e lingue, molti conflitti, città di carta sulla quale molti hanno scritto e fantasticato attraversandola.
    Forse perché triestina non sono, un giorno ho deciso che qui le cose si potevano costruire, nonostante questa sua splendida posizione geografica che ti fa sentire ai confini della realtà; nonostante molti la confondano con Trento; nonostante la sua aria asburgica che poi scopri “molto più a sud di qualunque nord”; nonostante il porto, sempre chiuso, con i suoi splendidi spazi inutilizzati, un tempo approdo di mercanzie che ne facevano l’emporio del mediterraneo.
    E così ho cominciato a lavorarci, teatralmente parlo. Teatralmente, ho sempre creduto che le differenze siano un valore ed una ricchezza e che il mare e i monti così vicini non siano un conflitto od un ostacolo insormontabile. Ho mescolato nei miei racconti teatrali storie che provenivano dalle varie culture d’appartenenza riscoprendomi ogni giorno più ricca di prima. Ho raccontato del conflitto nell’ex Jugoslavia attraverso le voci delle donne; ho attraversato le parole di Kafka specchio della sordità del mondo; ho scritto dei “nuovi” migranti che si accalcano sulle nostre coste anche loro con “la valigia di cartone”; ho raccontato di Passione attraversando le parole di autori come Ritzos, D’Annunzio, Seneca e Racine. Mi sono confrontata con la ragione e la follia, seguendo le parole di Fabrizia Ramondino, per questa città amata da Basaglia. Ho guardato nell’ovvio e ridicolo del potere con le parole di Aristofane. Ho raccontato di resistenze… perché c’è qualcosa di meraviglioso e terrificante nell’essere umano, in quei corpi e volti che s’incontrano tutti i giorni. C’è qualcosa di straordinario da “cogliere” nei piccoli gesti quotidiani, nei tic ma anche nelle banalità anzi nell’ordinario: la lotta che ognuno di noi compie per vivere e allo stesso tempo comunicare. Ho scelto il modo a me congeniale per comunicare: il teatro e più in generale l’arte. E questo “mio” teatro è fatto d’incontri e persone e volti e corpi e sudori e umori… e sono state soprattutto le storie delle donne che mi hanno trasportata e che desidero raccontare. Per la splendida capacità di resistere alle intemperie della vita. Per la lotta quotidiana tra un fornello, un bambino ed un marito, i desideri e il lavoro, la conquista della libertà, dei valori e dei diritti, la voglia sempre di mettersi in gioco anche quando non ce la fanno più. Per quello straordinario senso dell’attesa che è, nelle donne, il vero poter fare. Non mi ha mai fatto paura confondere la mia “identità d’italiana” nel crogiolo delle culture e “razze” triestine. Anzi. Mi sono sempre sentita cittadina del mondo. Ovunque vado un’appartenenza. Domandano sempre: ma tu da dove vieni? E ti senti rispondere da Linz, Ljublijana, Napoli, Salonicco, da Poreć o da Firenze, da Graz, Capodistria, da Muggia, Moccò o da Vienna. Oggi, da Dakar o da Rabat, da Mexico city o Recife, e ancora ancora ancora. Io? Da Napoli, Palermo e Molfetta e un po’ di Spagna e qualcosa di tedesco. Sono bionda con gli occhi azzurri la pelle bianca di quelle che al sole si bruciano ma sono nata da genitori con capelli neri gli occhi scuri e la pelle che si abbronza facilmente. Che strano ma tu da dove vieni, non sei triestina? Non parli nessun dialetto? A casa mia si parlava l’italiano. Ma che importa ho imparato poi che Oslobodjenje è uguale a Liberation. Kvala sta per grazie. E Mir, pace, ho imparato a conoscerla in almeno venti idiomi. Che posso andare in osmiza e bere un buon bicchiere di terrano. Che bubez, musina, torziolon, kuguluf, presnitz, rigojanci, putizza, sacher sono un miscuglio di molte genti, sapori e saperi che hanno attraversato, e continuano ad attraversare questo territorio. E devo ancora imparare molte cose leggendo Joyce e Svevo e Slataper e Saba…. quando avrò tempo e finito di leggere i racconti africani. Non ho mai pensato che varcando quello o quell’altro Teatro si entrasse in territori appartenenti in esclusiva ad una o ad un’altra cultura, anzi penso al teatro come al luogo dove tutte le differenze vengono accolte. Non ho mai creduto che mettendo in scena conflitti sociali o i grandi classici si è al servizio di una politica o dell’altra. Credo ancora che l’arte, la cultura, il teatro siano territori che appartengono ad una comunità tutta. Credo ancora che l’artista contemporaneo abbia il dovere di ri/visitare il tempo in cui vive, criticarlo, analizzarlo facendosi partecipe di sofferenze, conflitti, marginalità. Non siamo sollazzo per i potenti, o buffoni di corte, pronti a vendersi al miglior offerente. Possiamo essere criticati per la nostra buona o cattiva arte. Ma l’arte si sa è sempre stata merce di scambio per i potenti; chi è pronto a difendere in tempi di crisi la cultura, il teatro e l’arte? Possono, Loro, svendere tutto ed è lecito, a Loro, dire tutto e il contrario di tutto. In tempi bi-partisan poi, sarebbe opportuno che ognuno stesse al suo posto, sarebbe meglio non svelare troppo i conflitti d’interesse e chiudere l’arte, il teatro, la cultura in ghetti. Alzando muri che sono reminescenze antiche di conflitti mai sopiti, soprattutto in questa città. In tempi di Europa e globalizzazione è meglio che le minoranze, ma solo alcune, se ne stiano nel loro territorio e non disturbino o che addirittura tornino da dove sono venute. Questo alcuni vorrebbero.
    E a noi artisti e teatranti non resta altro che imparare e ricordare con forza che Oslobodjenje significa Liberation, che Slobodan è ancora liberazione o libertà, non ricordo bene, che i teatri sono luoghi di tutti e l’arte può, e deve, s/confinare in altri territori senza bisogno di permesso o lasciapassare, carta d’identità o passaporto.
    Ecco perché credo, sia importante che questa città, e non solo questa città, abbia una visione “ampia del suo territorio” e che non si lasci comprare e sedurre da inutili nazionalismi o localismi che siano. Non ci piace stare chiusi in un museo.
    Gli alti muri costruiti dai politici in questi anni, a difesa di valori e identità, non sono serviti a far conoscere le tante belle teste pensanti di questa città, i mille progetti, l’unicità di questo territorio. C’è molto da fare in questo territorio e credo si prospettino giorni di gran lavoro. Allora rimbocchiamoci le maniche e ri-prendiamoci un po’ di futuro che qualcuno vorrebbe cancellare.

    Barbara Della Polla

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