Fabio Mussi in videochat su Corriere.it

Uncategorized April 8th, 2008

«Purtroppo sull’Universita’ l’Unione ha disatteso le promesse e tagliato le risorse»

«Noi i killer di Prodi? Una balla colossale»

Fabio Mussi, candidato di SA, in videochat su Corriere.it: “Facciamo la sinistra perché nel Pd non c’è”

MILANO - «La differenza con il Pd? Intanto che ci chiamiamo sinistra, mentre il Partito democratico è orfano sia della parola sia del concetto. E io trovo inconcepibile che in un grande Paese europeo come l’Italia possa in futuro non esserci più un soggetto che si autodefinisca come sinistra politica». Lo ha detto Fabio Mussi nel corso della videochat con i lettori di Corriere.it. «Lavoro e precariato; ambiente e sistema economico; e diritti civili: sono questi - ha aggiunto - i punti in cui le differenze programmatiche tra noi e il Pd sono più rilevanti». «Non è sano - ha poi sottolineato il ministro dell’Università - un sistema politico in cui tutti si ammucchiano al centro».

«UNA BALLA COLOSSALE» - Del resto, ha fatto notare Mussi, è stato proprio il centro a mettere in crisi l’esecutivo di Romano Prodi. Ed è «una colossale balla» l’idea che sia stato il blocco di sinistra a causare il dissolvimento della coalizione. Quanto alle accuse che lo stesso Prodi avrebbe rivolto all’ala più estrema dell’ex Unione, il ministro ha spiegato che «Prodi non ha né confermato né smentito e mi piacerebbe che lo facesse» e che quindi la ricostruzione fatta dalla stampa potrebbe benissimo non corrispondere al vero.

CROLLO AL CENTRO - «Il governo lo hanno fatto cadere Mastella e Dini - ha poi precisato -, mentre i ministri della sinistra non sono mai stati in piazza contro l’esecutivo e mai i suoi parlamentari gli hanno votato contro in Parlamento. Certo, nel consiglio dei ministri abbiamo fatto alcune battaglie su questioni su cui oggi in campagna elettorale si promettono cose sbalorditive: intervento sui salari e sui redditi più bassi, interventi a favore dei precari, più soldi all’università e alla ricerca. Ma non si potevano fare queste cose che oggi si promettono già nella Finanziaria, come chiedevamo noi? I ministri del Pd erano 20, avevano il premier e i due vicepremier, i ministri chiave, i due gruppi parlamentari di maggioranza. Qualcuno che ha avuto tutto questo potere si assuma un po’ delle proprie responsabilità».

«PD-SA? RIAVVICINAMENTO POSSIBILE» - Quello che poi è certo, secondo Mussi, è che il centrosinistra pagherà la scelta di Veltroni di correre da solo, «anche se poi non è vero visto l’incorporamento dei radicali e l’alleanza con Di Pietro». Il Pd, ha evidenziato il ministro, un obiettivo lo ha però raggiunto: «tagliare ogni legame con ogni tipo di sinistra, la nostra e quella dei socialisti». Tuttavia, a differenza di molti esponenti democratici che non intravedono possibilità di accordi post-elettorali con Sa, Mussi non esclude che in futuro ci possa essere un riavvicinamento tra le componenti del centrosinistra: «Se avremo un grande consenso - ha precisato - potremo anche pensare di cambiare la posizione politica del Pd e ricreare le condizioni per un’alleanza». Una correzione di rotta è però necessaria: a chi gli chiedeva come mai non avesse imboccato la strada nuova dell’adesione al Pd, Mussi ha spiegato: «in politica il nuovo e il vecchio non vogliono dire niente, esistono solo i concetti di destra e di sinistra». E il Pd «è un partito di cui non capisco identità, collocazione storica e internazionale e cemento».

UNIVERSITA’ E RISORSE - Mussi, parlando del sistema universitario, ha poi ammesso che «violando gli annunci e le promesse dell’Unione anche il governo di cui faccio parte ha tenuto bassi gli investimenti in questo settore» arrivando addirittura a fare dei tagli e lasciando così risorse inferiori a quanto previsto dalla Moratti e da Berlusconi. Il ministro ha però rivendicato il merito di avere iniziato a rimettere mano alla giungla delle lauree, proliferate a dismisura negli ultimi anni, e di avere «svincolato le grandi nomine della ricerca dal controllo e dal condizionamento dei partiti politici». E ha puntato il dito contro il numero eccessivo di atenei sul territorio nazionale e, in particolare, sulle loro sedi distaccate: «In Italia abbiamo 105 province e ben 360 sedi universitarie - ha fatto notare -. E’ una cosa pazzesca che nessuno ha mai fermato. Io, da ministro, ci ho provato».

L’ESPERIENZA DEL TRAPIANTO - Mussi ha infine parlato dell’operazione chirurgica recentemente subita, per un doppio trapianto di rene. Un intervento, ha spiegato rispondendo ad un lettore che glielo chiedeva espressamente, che ha effettuato agli Ospedali Riuniti di Bergamo perché «l’Italia ha un sistema sanitario pubblico di alta qualità». Un’esperienza, quella del ricovero e della convalescenza, che gli ha cambiato la vita. Mussi ha evidenziato che «un trapianto di organi non è acqua fresca», neppure per il significato che porta in sé: «una persona sconosciuta che con un gesto gratuito di amicizia ti consente di vivere». Anche per questo, al di là dell’impegno in politica, il ministro ha spiegato di voler fare «il testimonial» a favore della cultura della donazione di organi: «uno straordinario gesto di umanità, una cosa fantastica, il miracolo di una vita che finisce ma che al tempo stesso aiuta ad allungarne un’altra».

Alessandro Sala
08 aprile 2008

One Response to “Fabio Mussi in videochat su Corriere.it”

  1. luciano bubbola Says:

    Peccato che tra PD e S.A. non ci sia stata gran differenzia sull’incrementare le spese militari (+13%), sull’affossare i PACS/DICO e sul non abolire la legge 30 (precari a vita!), senza parlare di altre iniziative laiche e progressiste naufragate in ben 20 mesi di Governo tra silenzi imbarazzanti …: ora avvengono i ‘distinguo’ e tutti, sotto elezioni-blindate, ritrovano una purezza d’intenti, ostacolata sempre e solo dagli altri ex-sodali di Governo. Bin Laden non lo tirate in ballo? Meglio trovare altre ‘balle colossali’ reciproche?
    Saluti, molto divertiti dalla Vostra involontaria comicità, da Luciano Bubbola

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