Intervento S.Pustetto - F.Vallon (SD)

Uncategorized May 15th, 2008

PER UN PASSO AVANTI

 

Senza dubbio la sconfitta della Sinistra Arcobaleno è stata bruciante.

Ad un mese dalle elezioni, le ragioni di quella bocciatura ci appaiono sufficientemente chiare.

Tra astensioni, richiamo al voto “utile” ed altro ancora, almeno 2.500.000 di elettori potenziali di Sinistra Arcobaleno hanno deciso di votare diversamente da quanto avevano fatto appena due anni prima.

Col voto, si è materializzata una rottura non solo con il senso comune delle persone, ma con la realtà di un paese profondamente cambiato.

Nonostante tutto questo, intravediamo qualche speranza e conseguentemente riteniamo che, più che continuare ad interrogarci sul perché si è arrivati ad un risultato tanto grave (sono già state scritte pagine e pagine…), si tratti – oggi – di fare le scelte più giuste per andare avanti.

Ripartire rischia di essere difficile, ma non è impossibile.

Non sarà facile, ma come sono andati altrove quei - ed altri - voti, potrebbero tornare a sinistra, ma vanno riconquistati e per farlo, oltre alle analisi, serve una politica che sia rappresentanza, insediamento, comunità; serve la sua efficacia, l’efficacia delle risposte alle nuove domanda di una società cambiata.

Diversamente, la ”libera uscita” potrebbe diventare definitiva.
La crisi di Sinistra Arcobaleno potrebbe esser mortale, bisogna saperlo, ma si può provare a superarla. Ed intendiamo provarci.

 

Non ci è piaciuta e non abbiamo condiviso la vecchia pratica della presa di distanza dalla sconfitta, iniziata già il giorno dopo il voto ed ancora in corso.

Continuiamo a pensare che, senza una speranza come la costruzione di una nuova forza politica unitaria a sinistra, il ripiegamento sarebbe terribile, anche se è certo che, per arrivare a rilanciare il progetto, i passaggi vanno esaminati e discussi.

Ma nella discussione che si deve fare è bene provare a mettere un po’ di ordine e tentare, possibilmente insieme, di definire le proposte conseguenti.

Sinistra Democratica per il socialismo europeo del Friuli Venezia Giulia ha subito dichiarato l’intenzione di voler dare vita, nel nuovo Consiglio regionale, al gruppo de “la Sinistra l’Arcobaleno” che, oltre alle rappresentanze istituzionali elette (che sono plurali e non “monocolore”), coinvolga la sinistra diffusa che esiste, anche quella che ha scelto di non votarci, offrendole responsabilità e sovranità sul processo – irrinviabile – di costruzione della sinistra, affinché sia possibile dare fiducia e speranza ai militanti, a 32.041 elettrici ed elettori, alle cittadine e ai cittadini che abbiamo incontrato nel corso della campagna elettorale.

 

La Sinistra Arcobaleno ha, certo, commesso molti errori.

Anche in Friuli Venezia Giulia laddove, comunque, raddoppia i consensi rispetto al voto politico ed esce, dalla consultazione, con un risultato inferiore alle attese ma “viva e vegeta” ed ancora, elegge ad Udine due consiglieri comunali, “nomina” un assessore, porta in consiglio provinciale una propria rappresentanza.

Pensiamo, fondamentalmente, che la Sinistra Arcobaleno sia stata poco credibile perché abbiamo continuato ad interpretare il malessere sociale, la povertà diffusa di milioni di italiani con la categoria semplificatoria di “classe” senza comprendere che questa povertà è trasversale, affligge ceti medi e piccola borghesia, operai e salariati. In quella povertà non c’è una classe ma l’insicurezza sociale e la precarietà esistenziale che ha profondamente modificato il senso comune del paese. Solo che negli ultimi quindici anni, mentre il paese precipitava lungo la china delle nuove paure e dei nuovi nemici, noi siamo rimasti a guardare, lasciando alle forze più conservatrici il compito di interpretare e assecondare questo nuovo, devastante senso comune.

 

Ed ancora, purtroppo, Sinistra Arcobaleno invece d’essere la prima prova di un nuovo soggetto politico di sinistra, nelle pratiche dei soci fondatori, nel gioco delle reciproche diffidenze, nella vetustà dei linguaggi, non è stata un soggetto politico, e tanto meno nuovo: è stata solo un cartello elettorale.

 

Senza dubbio, partire di nuovo rischia di essere difficile, ma non è impossibile se si riparte dall’idea forte e necessaria di una nuova Costituente della Sinistra. SD lavorerà perché questa sia un progetto largo, inclusivo, non autistico. Vero, fuori dal mito e dalle sovrastrutture dell’unità di tutte le sinistre possibili. Una costituente di sinistra ha senso se si ripensa con onesta concretezza all’identità stessa della sinistra, alla sua capacità di porsi come motore di rappresentanza e di trasformazione non più di un paese virtuale ma di questo disperato e reale paese in cui viviamo.

 

Ed ancora: Sinistra Democratica vuole lavorare, lavorerà, in autonomia e senza sindrome di autosufficienza né culturale, né politica, alla costruzione di un nuovo centrosinistra per il governo del paese. Questo vuol dire superare il concetto di una sinistra e di un Partito democratico, ciascuno per sé autosufficiente: in quella autosufficienza, già bocciata dal voto degli elettori, non c’è una scelta politica: c’è solo una fuga. Un nuovo centrosinistra, dunque, che nulla della vecchia esperienza dell’Unione abbia in sé. Superando, da parte nostra, la ridicola contrapposizione tra sinistra di governo e di opposizione, perché siamo certi che non esiste una sinistra che sia sempre di governo o sempre di opposizione: la sinistra sta dove gli elettori le hanno offerto di stare, conservando sempre la cifra della propria coerenza e dei propri obiettivi.

 

Sappiamo che tutto ciò, un nuovo cantiere a sinistra e un diverso rapporto con il PD, pretende anche da Sinistra Democratica la capacità di definire se stessa, il proprio contributo, il proprio orizzonte politico di riferimento. Con la nostra autonomia intendiamo stare dentro questo cantiere, al quale invitiamo quanti hanno condiviso, nello specifico nella nostra Regione, l’esperienza della Sinistra Arcobaleno. Tenteremo di tenere aperta, ancora, quella esperienza.

Con la nostra autonomia, con il nostro profilo, proponendo a Rifondazione Comunista, al Pdci, e ai Verdi del Friuli Venezia Giulia una sede comune di discussione e confronto politico sul da farsi, sull’opposizione da costruire, un luogo pubblico, aperto, allargato, disponibili a contaminandoci con percorsi e storie diverse – dando rappresentazione di una nuova, possibile sinistra che sappia parlare a una parte vasta e attenta della comunità regionale e del paese.

Al tempo stesso, con la stessa autonomia, con lo stesso profilo, in Consiglio regionale, intendiamo aprire con il Pd un dialogo basato su posizioni di reciproco rispetto e autonomia, preso atto che con il 30% non può certo pensare di poter puntare a governare, di nuovo, il Friuli Venezia Giulia.

 

Con la nostra autonomia, con il nostro profilo, con le forze della Sinistra Arcobaleno e sulla base del programma di Intesa Democratica nel quale va (quasi) tutto bene e nel suo gruppo consiliare regionale che gli elettori hanno scelto.

Un gruppo consiliare nel quale non ci sono padroni di casa.

 

 

Stefano Pustetto, consigliere regionale de la Sinistra l’Arcobaleno

Fulvio Vallon, coordinatore regionale di Sinistra Democratica per il socialismo europeo

 

13 maggio 2008

 

12 Responses to “Intervento S.Pustetto - F.Vallon (SD)”

  1. luciano bubbola Says:

    Bello l’intervento di Pustetto-Vallon in puro ‘onanismo dialettico’ con un pizzico di autocritica marxista, ma proprio un pizzico, per non essere troppo ‘piccanti’ con i palati fini dell’intellighenzia bertinottiana…
    Complimenti!
    A quando i fatti concreti?

    Cordiali saluti da Luciano Bubbola

  2. claudio calligaris Says:

    non sono del tutto convinto dell’analisi dei compagni pustetto e vallon
    secondo me c’è anche dell’altro tra le cause della nostra sconfitta : un paese che è andato a destra, una sinistra che ha rinunciato da decenni a proporre alternative al “modello dominante” imposto da Tathcher-Reagan-fondo mondiale
    …. e molto altro ci sarebbe da dire

    quello invece su cui proprio non concordo, almeno a livello udinese, è l’affermazione che Sinistra Arcobaleno “non è stata un soggetto politico, e tanto meno nuovo: è stata solo un cartello elettorale”.
    Sicuramente vero a livello dei vari Bertinotti, Mussi, Pecoraro e Diliberto (dio ce ne liberi), ma da noi Sinistra Arcobaleno ha radici reali, un gruppo che può continuare a lavorare assieme, che ha i 2 consiglieri e l’assessore.
    Dipenderà molto se i partiti ci lasceranno lavorare, se avranno il coraggio di sperimentare una nuova strada. Credo che come gruppo udinese di Sinistra Democratica ci spenderemo per questo

    buon lavoro a tutti
    claudio calligaris

    ps forse, a cominciare dal mio, ci vorrebbe un qualche controllo sugli interventi pubblicati

  3. luciano bubbola Says:

    … ‘controllo’ e censura ‘bipartisan’, per favorire il ‘dialogo’…
    Cancellate gli interventi ’scomodi’, a iniziare dai miei, così si rifonda la Sinistra italiana!

    Luciano Bubbola

  4. Emanuele Zaia Says:

    bubbola, ti vedo molto attivo sulla rete, qui e in altri forum. Credo però che la vita non sia fatta solo di cyberspazi, e che questi non abbiano senso se poi non conseguono dei confronti a quattrocchi, anche perchè qualche tuo argomento potrebbe essere per noi interessante. Se sei d’accordo, ti incontrerò volentieri a Pordenone, nei cui paraggi mi pare che vivi, per un reciproco scambio d’idee.

  5. Emanuele Zaia Says:

    Ah, dimenticavo, tel 339 6832833, zaia.e@iol.it

  6. luciano bubbola Says:

    Grazie per la Tua disponibilità. Io abito a Cordenons e lavoro a Pordenone. Sarei anch’io contento di incontrarTi, perché i miei ‘interventi’, a volte, sono stati fraintesi; non sono un ‘antipolitico’ o qualunquista tout court; mi reputo semplicemente un cittadino deluso e molto amareggiato da una Sinistra a cui credevo e pensavo capace di affrontare pragmeticamente le necessità sociali di tanti comuni cittadini come il sottoscritto.
    A presto
    Luciano Bubbola

  7. luciano bubbola Says:

    Oggi ho incontrato Emanuele e sono contento di essermi confrontato con una persona intelligente e sensibile; perciò, senza polemica alcuna, dedico a Emanuele e ai ‘compagni’ (si può ancora utilizzare tale termine?) di S.A. la seguente citazione, riportata oggi nel blog di Beppe Grillo:
    “I popoli non dovrebbero aver paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei propri popoli.” (Thomas Jefferson)
    Saluti
    Luciano Bubbola

  8. paola Says:

    Volevo segnalarvi che attaccato a quello che era il sito “ufficiale” di SA c’e’ un forum che conta (in questo momento, salgono pian piano) 368 iscritti di tutta Italia. Per ora e’ un luogo soprattutto di discussione, ma si spera di farne uno strumento attivo. Ci sono anche delle sezioni regionali, ma su quella FVG per ora solo le posizioni di SD e RC che ho copiato da qua io (che non sono neanche in Italia). Sarebbe bello che qualcuno di voi venisse a far sentire anche la voce della nostra Regione da quelle parti.

  9. paola Says:

    Ooops…. L’indirizzo: http://www.sinistrarcobaleno.it/forum/

  10. claudio calligaris Says:

    carissimi compagni,
    ho letto il documento preparatorio alle assemble provinciali in vista di quella nazionale di sinistra democratica.
    purtroppo non riesco a condividerlo. perchè non è minimamente all’altezza della drammatica situazione che stiamo vivendo e perchè sbaglia, a mio vedere, l’analisi della sconfitta elettorale : altro che colpa di prodi, oggi scontiamo 20 anni di assenza di proposte di sinistra (e anche il comportamento irresponsabile dei vari rossi e turigliatto e ferrero che era in piazza a manifestare contro il governo dove era ministro!!!)
    e appunto in quel documento non trovo nulla che aiuti a tracciare nel concreto una prospettiva futura, parole molto vaghe e astratte mentre da oggi, io penso, si dovrebbe dire nero su bianco quali sono le nostre posizioni sui vari argomenti.
    per capirsi copio qui 2 articoli del manifesto di sabato 24.5, con i quali sono completamente d’accordo.
    quel che resta dei nostri gruppi dirigenti a roma e a trieste intendono dire qualche cosa?

    Belpaese 2008: grida nel silenzio
    Alex Zanotelli

    È agghiacciante quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi in questo nostro paese. I campi rom di Ponticelli in fiamme, il nuovo pacchetto di sicurezza del ministro Maroni, il montante razzismo e la pervasiva xenofobia, la caccia al diverso, la fobia della sicurezza, la nascita delle ronde notturne offrono una impressionante fotografia dell’Italia 2008.
    «Mi vergogno di essere italiano e cristiano», fu la mia reazione rientrato in Italia da Korogocho, nel 2002, all’approvazione della legge Bossi-Fini.
    Questi sei anni hanno visto un notevole peggioramento nella società italiana, con la xenofobia cavalcata dalla Lega, vera vincitrice delle elezioni e incarnata oggi nel governo Berlusconi. (Posso dire questo perché sono stato altrettanto duro con il governo Prodi e con i sindaci di sinistra, da Cofferati a Dominici). Oggi doppiamente mi vergogno di essere italiano e cristiano.
    Mi vergogno di appartenere a una società sempre più razzista verso l’altro, il diverso, la gente di colore e soprattutto il musulmano che è diventato oggi il nemico per eccellenza.
    Mi vergogno di appartenere a un paese il cui governo ha varato un pacchetto-sicurezza dove essere clandestino è uguale a criminale. Ritengo che non sia un crimine migrare, ma che invece criminale è un sistema economico-finanziario mondiale( l’11% della popolazione consuma l’88% delle risorse) che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere.
    L’Onu prevede che entro il 2050 avremo un miliardo di rifugiati per i cambiamenti climatici. I ricchi inquinano, i poveri pagano. Dove andranno? Stiamo criminalizzando loro?
    Mi vergogno di appartenere a un paese che ha assoluto bisogno degli immigrati per funzionare , ma poi li rifiuta, li emargina, li umilia con un linguaggio leghista da far inorridire.
    Mi vergogno di appartenere a un paese che dà la caccia ai rom come se fossero la feccia della società. Questa è la strada che ci porta dritti all’Olocausto (ricordiamoci che molti dei cremati nei lager nazisti erano rom!). Noi abbiamo fatto dei rom il nuovo capro espiatorio.
    Mi vergogno di appartenere a un popolo che non si ricorda che è stato fino a ieri un popolo di migranti («quando gli albanesi eravamo noi»): si tratta di oltre sessanta milioni di italiani che vivono oggi all’estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po’ ovunque e hanno dovuto lottare per i loro diritti. Perché ora trattiamo allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi? Cos’è che ci ha fatto perdere la memoria in tempi così brevi? Il benessere? Come possiamo criminalizzare il clandestino in mezzo a noi? Come possiamo accettare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare nel nostro «Paradiso»? È la nuova tratta degli schiavi che lascia una lunga scia di cadaveri dal cuore dell’Africa all’Europa.
    Mi vergogno di appartenere a un paese che si dice cristiano ma che di cristiano ha ben poco. I cristiani sono i seguaci di quel povero Gesù di Nazareth crocifisso fuori le mura e che si è identificato con gli affamati, carcerati, stranieri. «Quello che avrete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli lo avrete fatto a me».
    Come possiamo dirci cristiani mentre dalla nostra bocca escono parole di odio e disprezzo verso gli immigrati e i rom? Come possiamo gloriarci di fare le adozioni a distanza mentre ci rifiutiamo di fare le «adozioni da vicino»? Come è possibile avere comunità cristiane che non si ribellano contro queste tendenze razziste? E quand’è che i pastori prenderanno posizione forte contro tutto questo, proprio perché tendenze necrofile?
    Come missionario, che da una vita si è impegnato a fianco degli impoveriti della terra, oggi che opero su Napoli, sento che devo schierarmi dalla parte degli emarginati, degli immigrati, dei rom contro ogni tendenza razzista della società e del nostro governo . Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani.
    Vorrei ricordare le parole del pastore Martin Niemoeller della Chiesa confessante sotto Hitler: «Quando le SS sono venute ad arrestare i sindacalisti, non ho protestato perché non ero un sindacalista. Quando sono venute ad arrestare i Rom non ho protestato perché non ero un Rom.Quando sono venute ad arrestare gli Ebrei non ho protestato perché non ero un Ebreo… Quando alla fine sono venute ad arrestare me non c’era più nessuno a protestare».
    Non possiamo stare zitti, dobbiamo parlare, gridare, urlare. È in ballo il futuro del nostro paese, ma soprattutto quello dell’umanità, anzi della vita stessa. Diamoci da fare perché vinca la vita.

    La favola atomica
    Gianni Mattioli
    Massimo Scalia

    Ministri, politici e Confindustria ripetono che dall’energia nucleare si può trarre energia abbondante, tanto da liberarci dalla schiavitù del petrolio e del gas, energia pulita, tanto da contrastare l’incubo del cambiamento climatico, energia a prezzi ben più limitati, tanto da ridar fiato alla nostra stanca economia.
    Tutto ciò è una favola, non ha alcun fondamento scientifico razionale: non poco o tanto discutibile, semplicemente inesistente. Tanto che sorge una domanda ingenua: è possibile che ministri, politici e industriali possano proclamare tante assurdità senza che un tecnico amico gli suggerisca qualche dato?
    Basterebbe guardare gli altri paesi nucleari: forniscono un quadro di crisi dell’energia nucleare, documentata dai rapporti dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) e, in particolare, dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) delle Nazioni Unite.
    L’energia nucleare abbondante. Di che parliamo? Oggi essa copre il 6,4% del fabbisogno mondiale di energia, e di uranio fissile, a questo ritmo modesto di impiego, secondo il rapporto Aiea del 2001 ce n’era per 35 anni. Certo, si potrebbe ricorrere all’uranio 238, ben più abbondante in natura: si tratta di un tipo di uranio non fissile, ma attraverso il processo di cattura di un neutrone, si puo trasformare in plutonio, materiale fissile, anzi ingrediente principale per le bombe. Materiale dunque ad alto rischio di proliferazione militare e anche sanitario: un milionesimo di grammo è la dose che può essere letale per inalazione. La Francia, che aveva perseguito con decisione questa strada, l’ha abbandonata col venir meno dell’urgenza strategica della force de frappe.
    La questione delle scorie radioattive provenienti dalla fabbricazione e dall’impiego del combustibile nucleare. Solo per l’Italia, con il suo modesto passato nucleare, si tratta di un centinaio di migliaia di metri cubi, da sistemare in modo che non vengano più a contatto - per «ere» intere - con l’ambiente, la falda idrica, tutti noi. Oggi non c’è soluzione. Si era fatto molto affidamento - anche per Scanzano - sulle strutture geologiche saline, fidando sul carattere idrorepellente: l’acqua è un temibile avversario per la sua capacità di fessurazione di qualsiasi contenitore e conseguente messa in circolazione dei materiali radioattivi. La fiducia è crollata qualche anno fa, quando, nel corso della messa a punto del deposito Wipp del New Mexico, l’acqua ha fatto irruzione là dove non ci si sarebbe aspettati di trovarla e, inoltre, si è anche ipotizzata la possibile circolazione d’acqua a causa dell’insediamento di materiali ad alta temperatura (a causa della loro radioattività) con conseguente alterazione delle condizioni di stabilità geologica. Oggi si spera nelle rocce argillose e la Francia indirizza a queste strutture geologiche la sua ricerca.
    Ma allora quanto costa il kilowattora, in una situazione nella quale il ciclo del combustibile nucleare è tutt’ora materia di ricerca fondamentale?
    E si torna alla complessità di una tecnologia che ripropone il problema della radioattività, l’insoluta sfida che conosciamo dal 1896, con la scoperta di Becquerel. E’ questo in definitiva il fattore che ha fatto lievitare il costo dell’energia prodotta, man mano che le popolazioni (e i lavoratori) statunitensi chiedevano standard di protezione sempre più elevati.
    Vorremmo ricordare a ministri, politici e Confindustria che tutt’ora il danno sanitario da riadioazioni non ammette soglia al di sotto della quale non c’è rischio: dosi comunque piccole - questa è la valutazione della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti - possono innescare i processi di mutagenesi che portano al danno somatico (tumori, leucemia) o genetico. Da qui la lievitazione dei costi per la riduzione di rilasci di radiazioni, si badi, in condizioni di funzionamento di routine, degli impianti. E, a maggior ragione, la questione della sicurezza da incidenti.
    Nasce da tutto questo il progressivo abbandono del nucleare civile, che dal 1978 diviene totale per gli Usa e all’inizio degli anni ‘90 per tutti i paesi Ocse (con la sola eccezione del Giappone), Francia compresa. Di qui il consorzio di ricerca guidato dagli Stati Uniti, Generation IV, che proclama la messa a punto di un reattore che si vorrebbe più sicuro, che usi con maggior efficienza l’uranio, non proliferante e che dovrebbe costare di meno. Il prototipo non è atteso prima del 2025, ma il premio Nobel Carlo Rubbia giudica già insufficiente il programma.
    In questo quadro è incredibile parlare di energia pulita e poco costosa: il Department of Energy situa a 0,06 euro il prevedibile costo del kWh al 2010 e vien da sorridere se si pensa al costo del vento e alla sua formidabile espansione, altro che nucleare, su scala mondiale.
    Certo, le imprese elettromeccaniche devono pur lavorare e forniscono impianti per esempio a Cina e India, ma continuano a non piazzarli in casa: solo gli enormi incentivi del provvedimento di Bush fanno dire alla Exelon, una delle principali elettriche Usa, che, in virtù di quegli incentivi, partiranno un paio di impianti entro il decennio, ancora di terza generazione, come di terza generazione è quello che si annuncia in Francia in mancanza di meglio.
    È questo che ci propongono Governo, politici e industriali? Attendiamo chiarimenti.

    infine un’ultima chiosa
    riusciamo in qualche modo ad impegnarci per divulgare e a far leggere questo nostro sito, altrimenti inventiamoci qualche cosa d’altro, ma le idee sarebbe bene le facessimo circolare

    cordiali saluti
    claudio calligaris

  11. Michele Ciol Says:

    Claudio sono d’accordo, il documento è scarno ma è una cornice da riempire di contenuti che mancano da troppo tempo, di posizioni nero su bianco come dici. Facciamo assieme questo lavoro di riempimento.
    saluti

  12. luciano bubbola Says:

    Ha ragione Claudio: recriminare sul passato, anche recente, è solo autolesionismo e, ultimamente, la Sinistra italiana è maestra in pratiche sado-maso, forse più in pratiche masochistiche; d’altronde se uno non soffre e non è sufficientemente ‘tormentato’ non è un vero intellettuale di Sinistra alla ‘Moretti’… per intendersi.
    Più concretezza e meno masturbazioni mentali: grazie!
    L’onanismo non è un peccato, ma un atto semplicemente autoreferenziale e la gente comune è stanca di tali atteggiamenti inutili.
    Saluti
    Luciano Bubbola

Leave a Reply

Template basata sul SadhWeb Directory. Il blog È realizzato con WordPress ed è ospitato da Renomo