Insegnamento del tedesco - Nota di E. Zaia (coordinatore SD Trieste) - 29 Agosto
Cultura istruzione ricerca universita' giovani September 3rd, 2008SINISTRA DEMOCRATICA. Per il Socialismo Europeo.
Movimento politico rappresentato in Parlamento Europeo (Partito del Socialismo Europeo),
Consiglio Regionale del FVG (La Sinistra-L’Arcobaleno) e Consiglio provinciale di Trieste (Gruppo misto)
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Comitato provinciale di TRIESTE
COMUNICATO STAMPA con preghiera di pubblicazione/diffusione
Si riporta la successiva nota del Coordinatore provinciale del Movimento, Emanuele Zaia, sull’insegnamento della lingua tedesca in Friuli Venezia Giulia.
Insegnamento del tedesco: un’opportunità per Trieste
Innanzitutto dobbiamo ringraziare Jörg Haider; non si può negare difatti che proprio lui, a suo tempo ideologo dell’Europa delle piccole patrie, stia aiutando non poco il nostro presidente, Renzo Tondo, ad uscire da quella percezione così provinciale e periferica che sembra essere fonte ispiratrice dell’attuale giunta regionale, forse per contrapposizione all’”internazionale” Illy. Haider aiuta Tondo ad uscire dalla provincia di Tolmezzo, ma anche dalla più inquietante provincia di Canale 5, e riesce a farlo parlare di lingue e grandi infrastrutture europee.
Trieste, che quando si ragiona in chiave provinciale o regionale ha sempre da perderci, può sentirsi rassicurata, perché forse, grazie ad Haider (!), anche in questa legislatura regionale si riuscirà a parlare un po’ di Europa ed Euroregione.
Il corridoio Baltico-Adriatico vedrebbe Trieste come terminale ferroviario e portuale (con ricollocazione della città nella sua funzione storica, che ne fece le fortune) e non soltanto come stazione di passaggio come invece nel Corridoio V; ciò basta a chiarire tutto l’interesse di Trieste per un’opera cui finora la Regione si è dimostrata tiepida.
Ma sempre in riferimento agli interessi triestini, bisogna rilevare come anche lo sviluppo dell’insegnamento del tedesco rappresenti un’opportunità per la città. Com’è noto Trieste era una grande città austriaca di lingua italiana dove tuttavia il tedesco era generalmente conosciuto. E la conoscenza di tale lingua era senz’altro fondamentale per gli operatori economici del tempo, che vedevano transitare per le banchine portuali triestine una gran quantità di merci da e per città e territori di lingua tedesca o dove, come qui, il tedesco era comunque conosciuto. Poi è arrivata la Grande guerra, lo smembramento dell’Impero e l’annessione di Trieste all’Italia, che ha difeso in qualche modo l’identità culturale della Città, ma nulla ha saputo fare (se non con aiuti diretti di Stato)rispetto all’economia.
Ora gli aiuti di stato non ci sono più, le risorse dell’autonomia regionale prendono i rivoli più disparati e dispersivi e l’Italia ha perso la sfida (ci ha mai seriamente provato?) con la Germania per l’influenza economica (e sociale) sull’area danubiano-balcanica. Trieste si trova oggi al centro dell’Europa ma la politica e l’economia italiane la tengono in periferia. Bisogna ormai capire che né dall’Italia né dal Friuli arriveranno più aiuti od opportunità; la città è sola e deve arrangiarsi e tutelarsi. Ora, con la UE allargata e Schengen, Trieste non può rimanere imbambolata e deve, anche in concorrenza con Slovenia e Croazia (le collaborazioni si fanno quando si hanno le spalle forti.), recuperare rilevanti fette di mercato commerciale con l’area asburgica e tedesca. Per questo occorre dotare tutte le istituzioni cittadine, quelle economiche ed il porto in primis, di una buona quantità di personale che sappia parlare correntemente tedesco.
L’opportunità di sviluppare lo studio del tedesco in Regione, dovrebbe quindi vedere Trieste come prima interessata, visto anche che altrove sembra si ritenga più utile imparare bene il friulano. L’inglese non basta, perché se si vuole penetrare a fondo un’economia, vi dev’essere anche una penetrazione culturale. Motivo per il quale, difatti, dopo aver imparato la lingua, nel rapportarsi agli operatori economici d’oltralpe, andrebbe anche (ri)appreso lo stile mitteleuropeo di lavorare, magari meno dinamico di quello padano, ma generalmente più ordinato e trasparente. Quanto detto è ovviamente complementare alla valorizzazione della lingua slovena, per la quale però si può già contare sulla relativa popolazione presente nella provincia, che dovrà dare in questo caso un contributo fondamentale all’armonizzazione sociale e logistica transfrontaliera, con l’obiettivo di far ritornare Trieste città di riferimento di tutta la Primorska, dentro il contesto dell’Euroregione Alpe Adria.
Trieste, 29 Agosto 2008
Emanuele Zaia
