M.S. Gelmini e il merito ad personam - F. Scarpato (resp. nazionale Universita’ fgci)
Cultura istruzione ricerca universita' giovani September 5th, 2008Maria Stella Gelmini e il merito ad personam,
ovvero quando il fine giustifica i mezzi
“La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l’esame per ottenete l’abilitazione alla professione. (…) La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano a superare l’esame. Per gli altri, nulla. C’era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto. (…) Insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione abbiamo deciso di andare a fare l’esame a Reggio Calabria”.
Potrebbe sembrare l’epilogo del racconto di chi, figlio di una famiglia modesta, ammette rassegnato di aver tentato di realizzare in tutti i modi, anche con quelli non propriamente ineccepibili sul piano morale, il proprio sogno per mettere così a frutto le tante risorse spese nella propria formazione dalla famiglia. Sembrerebbe la triste constatazione dei limiti di un sistema sempre pronto a sostenere i forti e a rimandare indietro i deboli da parte di chi, dalla prospettiva di questi ultimi, ha deciso, in definitiva, di arrendersi a quel sistema, ha deciso di adeguarvisi, anziché contrastarlo. Parrebbe, in ultima analisi, un’ammissione di resa di fronte a una divisione in classi della società da parte di chi pensa che questa divisione sia, ormai ineliminabile e che, di conseguenza, il fine giustifica i mezzi.
E invece no.
Sono le parole sfacciate, l’ammissione spudorata della ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca Maria Stella Gelmini beccata dalla giornalista Flavia Amabile della Stampa ad aver affrontato nel 2001 l’esame di stato per diventare avvocato non nel profondo nord, nella sede più naturale ove era avvenuta la sua formazione universitaria, ma nel lontano sud, e precisamente in quella Reggio Calabria che l’anno prima aveva registrato il primato italiano di ammessi agli esami orali. Reggio Calabria che, nell’anno della Gelmini, aveva registrato ben il 57% agli orali – il doppio di Roma e Milano. Il triplo di quelli di Brescia, città natale della ministra.
La Gelmini, dunque, quella secondo cui “nel Sud alcuni istituti abbassano la qualità dell’istruzione”, ma non gli esamifici per avvocati; quella della scuola nuova che puzza di vecchio, col maestro unico per le elementari e la “tolleranza zero” del voto in condotta con cui segare, finalmente!, le gambe agli studenti più esagitati: perché tanto non ci sono, in questo caso, né origine sociale, né disagio giovanile che possano spiegare i comportamenti più disdicevoli dei ragazzi; quella che vuole ribaltare le logiche sessantottine, che tanto male hanno fatto a scuola e università, con l’università-fondazione, per smettere di creare, una volta per tutte, irragionevoli attese negli agricoltori e nei loro figli: non solo l’operaio, ma neppure i contadini possono volere il figlio dottore.
Quella stessa Gelmini che, coerentemente rispetto al proprio vissuto, presentò a febbraio 2008, ancora da deputata, una proposta di legge per “la promozione e l’attuazione del merito nella società, nell’economia e nella pubblica amministrazione e istituzione della Direzione di valutazione e monitoraggio del merito presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato”, e che continua da ministra, prendendo ancora evidentemente ad esempio la propria esperienza personale, a ribadire in lungo e in largo la necessità che la formazione in Italia, dall’asilo all’università, sia informata dal criterio del merito a prescindere da ogni considerazione circa l’origine sociale, considerazione chiaramente frutto – come la definisce lei nella proposta di legge e in varie dichiarazioni pubbliche – di un’ “impostazione statalista e dirigista che ha imperniato l’ordinamento degli ultimi cinquanta anni e ha portato con sé la marginalizzazione del merito, che non è mai assurto a principio guida in grado di regolare i fenomeni sociali, i processi economici e le relazioni di lavoro, in favore di criteri di uguaglianza formale che, di fatto, si sono tradotti in forti disincentivi alla capacità individuale”.
Evidentemente, le “logiche di casta” e l’origine sociale rischiavano di penalizzare, per fortuna, solo pochi aspiranti avvocati del nord italiano, che, per conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione, sono stati costretti a scendere al sud; anzi, quasi esclusivamente i figli dei contadini; più nello specifico, la discendente dell’agricoltore Gelmini di Leno, comune di 12,500 anime della provincia di Brescia. Come a dire, ego sum alpha et omega, principium et finis. Operai, disoccupati ed eventuale prole sono avvisati: niente più concessioni – risolto con coerenza il problema bresciano, da oggi conterà solo il merito. Anzi, il Merito.
Gent.le Ministra Gelmini, per coerenza, una sola domanda: a quando le sue dimissioni?
Francesca Scarpato, responsabile nazionale Università fgci.
