Comunicato Stampa“Comunicato dei Verdi sulla zona Industriale di Osoppo

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Si! Al salvataggio di un territorio fertile ed irriguo.

Per quest’anno, il 23 settembre è stato il giorno in cui l’uomo ha già consumato tutte le risorse rinnovabili che la natura ha fornito/fornirà nel corso del 2008: dall’acqua alla legna, ai pesci. Secondo Global Footprint Network ( una associazione di ricerca che misura quante risorse naturali abbiamo, quante ne usiamo, e chi le usa) è il giorno dell’ Earth Overshoot Day in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e l’uomo continua a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro. Nei prossimi anni questo giorno avverrà sempre più in anticipo, fino a quando? Ricordiamoci che la terra l’abbiamo in prestito dai nostri nipoti.

Penso che prima di creare nuove infrastrutture nella zona Industriale di Rivoli di Osoppo, vadano riempiti gli spazi già urbanizzati e i capannoni inutilizzati che ci sono in zona, per esempio quelli della zona artigianale di Gemona e quelli della zona industriale di Trasaghis. Non vorrei che ci si ritrovasse come a Pagnacco che ha una zona artigianale ben servita dall’autostrada dove da diversi anni una notevole superficie è stata urbanizzata con asfaltature, impianti di illuminazione, fognature ecc. e solo una piccola parte è stata occupata dalla costruzione di un capannone. E non vorrei trovarmi, come a Majano e a Buja con capannoni nuovi e completamente vuoti, giacenti in questo stato già da diversi anni.

Nel progetto della variante n. 7 del Piano Reg. Gen. Comunale di Osoppo e nel progetto redatto dal CIPAF si evidenziano la costruzione di strade sopraelevate e mega svincoli mentre le maestranze che desidererebbero, in sicurezza, raggiungere il posto di lavoro nella Zona industriale di Rivoli, in bicicletta, devono percorrere un tratto di statale molto stretta e pericolosissima.

Le scelte che si fanno devono essere ben ponderate perché domani potremmo essere nell’impossibilità di togliere tutto quel catrame e quel cemento in cui oggi affoghiamo prati e vegetazione che potrebbero rappresentare la nostra salvezza. La crisi alimentare che il nostro pianeta si trova attualmente ad attraversare ci deve far riflettere e non lamentarci a posteriori perché i costi delle derrate alimentari aumentano.

Bisogna mantenere le produzioni locali, cosidette a km 0, anche per ridurre il traffico merci. Ne consegue una riduzione nei consumi di combustibili fossili e quindi una riduzione anche dell’effetto serra e dell’inquinamento. Ultima considerazione, ma non meno importante, è che l’adozione del piano da parte del comune ha portato alla riclassificazione dei terreni agricoli, esenti da ICI, a terreni industriali, senza che effettivamente siano tali, e sui quali i proprietari sono costretti a versare l’ICI.

Udine, 28 Settembre 2008

Federazione dei Verdi della Provincia di Udine

Presidente f.f. Battista Nardini

battistanardini@virgilio.it

www.battistanardini.org


Comunicato stampa su Metro’ leggero - E. Zaia (SD Trieste)

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La buona volontà della Provincia e dell’Autorità portuale, di valorizzare i binari presenti sul territorio per garantire ai cittadini un miglior servizio pubblico di trasporti, si sta  scontrando con la solita poca speditezza di una Regione talora con la testa altrove e con le Ferrovie dello Stato, i cui dirigenti sono tanto zelanti a propagandare con piacere simile ad estasi i loro progetti e lavori riguardo alla TAV, ma si nascondono paurosi come un gatto bastonato quando trattasi di riqualificare o realizzare pochi km di tracciato ordinario.
Volendo rimanere ottimista, propongo di cogliere quest’attimo di pausa per pensare al progetto in maniera più ambiziosa, premettendo che nessun serio sviluppo del servizio metropolitano può essere ragionevolmente (e commercialmente) concepito prescindendo dal collegamento con la stazione Centrale (o la nuova stazione TAV se si farà) e l’area nevralgica di Piazza Goldoni. Difatti il limite dell’impiano attuale è il terminale di Campo Marzio. Da qui come proseguiranno i passeggeri scesi dai treni verso il Centro Città e la Stazione centrale? Con la 8 e la 9? Se la risposta è questa allora  converrà continuare ad usare gli autobus piuttosto che i treni.
Vengo ora ai dettagli. Partendo dalla prima linea, la Campo Marzio - Opicina, osservo come a costo pressoché zero, da Opicina, i treni, sulla linea esistente,  potrebbero proseguire per Prosecco - Aurisina - Santa Croce - Grignano - Miramare, per poi attestarsi alla stazione Centrale. In prospettiva da qui si può immaginare un collegamento sotterraneo con Campo Marzio via Piazza Unità, venendo a creare una linea circolare che, con treni ad alta frequenza di passaggio, servirebbe in maniera ottimale tutta la parte centro-settentrionale della provincia.
Quanto alla linea per Muggia, questa andrebbe realizzata più opportunamente in percorso sotterraneo sotto il tracciato dell’attuale linea 20, così da collegare la stazione Centrale, Piazza Goldoni, la linea campo Marzio - Opicina e l’asse di via Flavia. Questa opera assorbirebbe gran parte del movimento cittadino, essendo baricentrica rispetto allo sviluppo edilizio di Trieste; sarebbe di carattere prettamente urbano e potrebbe essere costruita con tecnologia simile alla metropolitana di Torino, così esonerando le Ferrovie italiane dall’affare.
Tuttavia il coinvolgimento delle FFSS e l’utilizzo dei binari verso Muggia verrebbe comunque ad esservi con la linea per Capodistria (che potrebbe utilizzare anche la galleria esistente tra la stazione Centrale e Chiarbola e incrocerebbe le altre due linee descritte), che per certi versi è l’opera più importante, e che in assenza della TAV e/o dell’interessamento sloveno dovrebbe essere comunque realizzata con fondi italiani, rappresentando essa un interesse nazionale. A questo punto, con le linee per Muggia e Capodistria (anch’esse con treni ad altra frequenza di passaggio) anche la zona centro-meridionale della provincia ed l’Istria settentrionale sarebbero dotate d’infrastrutture di prim’ordine.

Comunicato stampa Cimpello-Sequals-Gemona del Friuli - Fed. Verdi - 02/09/08

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Riprendiamo …

 

Cimpello-Sequals-Gemona del Friuli.

La Val d’Arzino non ha bisogno di un’autostrada!

Questi signori che vogliono fare un’autostrada percorrano la statale 13 per raggiungere Pontebba e Tarvisio e diano un’occhiata a quante costruzione commerciali sono state abbandonate e chiedano agli operatori turistici della zona come vanno gli affari a seguito della costruzione dell’autostrada Alpe-Adria!

Continuiamo a cementificare e a non recuperare a verde le zone dove si è costruito e poi abbandonato. Queste scellerate scelte le stiamo già pagando; ma che cosa pensate che gli esseri viventi respirino asfalto e mangino cemento!

La lungimiranza dovrebbe illuminarci su quelli che saranno gli scenari futuri.

La contrazione della mobilità dovuta alla scarsa disponibilità energetica mondiale (la terra non ha potenzialità illimitate) potrà essere sopperita con la possibilità di far viaggiare le immagini, i dati, la voce ecc. in modo veloce ed a basso costo ed è perciò che abbiamo bisogno di autostrade telematiche.

Per cui fin d’ora gli investimenti devono essere volti a costruire questo tipo di infrastrutture che ci permetteranno in futuro di risparmiare energia, ridurre l’inquinamento ed anche presidiare le zone oggi così dette marginali.

Ogni giorno le strade della Val d’Arzino sono percorse da centinaia di cicloturisti proprio perché trovano la vallata di una naturalità estrema e ci sono tante altre persone che raggiungono queste località per la bellezza e tranquillità dei luoghi.

Per far raggiungere agli automezzi pesanti le zone artigianali che ivi sono poste è sufficiente eliminare i 2 sottopassi che si trovano tra Cornino e Flagogna e fare qualche piccola variante fra la stessa Flagogna e Valeriano.

 

Udine, 01 Settembre 2008

Federazione dei Verdi della Provincia di Udine

Presidente f.f. Battista Nardini

PATTO PER L’AMIBIENTE

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SPERO CHE I NOSTRI CANDIDATI, TUTTI, VOGLIANO SOTTOSCRIVERE QUANTO PROPOSTO
DA LEGAMBIENTE

FATE GIRARE AI NOSTRI CANDIDATI A TUTTI I LIVELLI

CLAUDIO CALLIGARIS

PATTO PER L’AMBIENTE
13 PROPOSTE PER UN’ITALIA PIÙ MODERNA
Legambiente chiede a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche di sottoscrivere un “Patto per l’ambiente”, ovvero tredici impegni che possono essere assunti durante la prossima legislatura da ciascun eletto per ridurre l’effetto serra e l’inquinamento, per rendere più vivibili le nostre città, per la realizzazione delle infrastrutture indispensabili, per combattere i nemici del territorio, per conservare e valorizzare le ricchezze del nostro Paese, per costruire un’Italia più moderna, più pulita e più civile che sappia fare della sfida ambientale un’occasione per crescere e vincere.
CO2
STOP AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
L’Italia deve assumere come prioritaria la sfida dell’innovazione energetica e del clima lanciata al mondo dall’Unione Europea, il cosiddetto 20-20-20, che prevede una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici e il raggiungimento di almeno il 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020, in un prospettiva di definitiva fuoriuscita dalla dipendenza dalle fonti fossili. Per questo occorre convocare entro un anno una conferenza nazionale su energia e clima che arrivi a definire priorità, quote di emissione di CO2 e obiettivi di intervento, anche a livello regionale, capaci di orientare l’economia, i trasporti, gli usi civili verso l’innovazione energetica. Occorre utilizzare la leva fiscale, premiando i comportamenti virtuosi, l’efficienza e la diffusione fonti delle rinnovabili e ribadire il rifiuto di ogni ipotesi di ritorno al nucleare.
Rifiuti
MENO DISCARICHE CON LE 4 R
Un impegno a ridurre la produzione di rifiuti e a rendere più convenienti la raccolta differenziata, il recupero delle materie prime e il riciclo, attraverso incisive misure di incentivazione, anche di natura fiscale, sul modello della tariffazione, e la revisione della normativa in materia di ecotassa, penalizzando ulteriormente lo smaltimento in discarica a favore della riduzione della produzione dei rifiuti e del riciclaggio. Impegno a completare la filiera con il recupero di energia, escludendo però il ritorno a forme di incentivazione economica vietate dalle norme europee, come il vecchio Cip6, per ridurre fortemente lo smaltimento in discarica.
Ecomostri
MAI PIÙ CONDONI
Impegno a non promuovere, sostenere o avallare provvedimenti di condono edilizio. Impegno per un piano pluriennale di abbattimento di “ecomostri”, almeno 10 all’anno, con la contestuale riqualificazione dell’area e per l’approvazione di una norma che preveda una più spedita procedura di acquisizione e demolizione degli edifici abusivi.
Ecomafie
CRIMINI AMBIENTALI NEL CODICE PENALE
Impegnarsi per approvare nei primi 100 giorni il provvedimento di legge che inserisce i crimini ambientali nel Codice penale, dando così più forza e più strumenti di indagine alle forze dell’ordine che combattono le ecomafie. Le nuove norme, abbondantemente discusse e condivise anche in questa legislatura, dovranno essere sottoposte a un rapido esame parlamentare per l’approvazione definitiva.
Città
PRIMA DI TUTTO, LA MOBILITÀ
Impegnarsi per dare priorità agli investimenti per la mobilità pubblica urbana. È sui treni pendolari, sulle metropolitane, sui tram e sul trasporto pubblico che deve confluire la maggior parte delle risorse pubbliche,
escludendo investimenti in nuove infrastrutture autostradali, perché è nelle città che si concentra la maggiore domanda di mobilità e perché è qui che si gioca una delle sfide più importanti per ridurre le emissioni.
Aree protette
I PARCHI PER CAMBIARE
I Parchi sono strumenti fondamentali per conservare la biodiversità e promuovere la qualità territoriale e lo sviluppo sostenibile di tante aree di pregio del nostro Paese. Ma il loro contributo è oggi più che mai necessario anche per fermare i cambiamenti climatici, la desertificazione e il dissesto idrogeologico. Per rilanciare il ruolo e potenziare il sistema delle aree protette, si deve prioritariamente svolgere la terza conferenza per le aree protette, integrare la legislazione per la tutela delle aree marine protette con le norme sui parchi nazionali e trasferire la gestione delle riserve naturali dello Stato ai Parchi. Occorre un nuovo impegno per garantire e qualificare l’autonomia degli Enti parchi, anche attraverso nuove regole per la nomina di presidenti, direttori e consiglieri; per adottare strumenti fondamentali come il Piano nazionale per la biodiversità, e valorizzare il progetto Appennino Parco d’Europa (la Rete Ecologica Nazionale e i Siti Natura 2000), che garantiscano all’Italia un ruolo importante nelle strategie internazionali di conservazione della natura.
Agricoltura
PIÙ BIOLOGICO, MENO OGM
Impegno per un forte rilancio dell’agricoltura biologica nel nostro paese puntando a un raddoppio della percentuale di territorio coltivato (dall’8 al 16%). È fondamentale riprendere in Parlamento la discussione del disegno di legge sul biologico prevedendo misure più severe in materia di contaminazione accidentale da ogm di quelle previste dal regolamento comunitario (fino allo 0,9%). Partendo dalla grande partecipazione popolare alla consultazione promossa dalla coalizione “Liberi da Ogm”, chiediamo infine un impegno a contrastare l’introduzione di organismi geneticamente modificati nell’agricoltura italiana, anche per tutelare il nostro patrimonio enogastronomico e le produzioni di qualità, biologiche e tipiche legate al territorio.
Fisco
MENO TASSE PER CHI NON INQUINA
Impegno, a partire già dalla prossima Finanziaria, a spostare la pressione fiscale dalle imprese e dal lavoro alla produzione e ai consumi di energia, inaugurando un modello che riduca le tasse a chi risparmia energia e non inquina e, al contrario, aumenti l’imposizione sui consumi di energia (secondo la quantità di emissioni di CO2) e sulle auto inefficienti. Occorre orientare il sistema produttivo favorendo consumi e comportamenti efficienti e virtuosi e penalizzando sprechi, tecnologie obsolete e consumo di suolo. Occorre prevedere la possibilità di tasse o tariffe locali di scopo legate al consumo di risorse e finalizzate al miglioramento ambientale. Impegno a porre fine alla pratica della rottamazione degli autoveicoli, che da tempo ha esaurito i suoi effetti positivi sull’ambiente.
Formazione
UNA SCUOLA CAPACE DI FUTURO
Il miglioramento del sistema formativo è una delle principali condizioni per consentire al paese di rispondere alle sfide di oggi e di domani. Serve più cultura per tutti, anche attraverso l’innalzamento della frequenza della scuola, per coprire le differenze sociali che in forma sempre più rigida si stanno impadronendo del Paese. Serve una scuola pubblica di qualità, capace di mettere in condizione tutti di affrontare le sfide culturali e ambientali del prossimo futuro, di costruire cittadinanza e partecipazione delle giovani generazioni. Non è più rinviabile un serio investimento economico e finanziario sugli insegnanti.
Ricerca
3% DEL PIL PER LA RICERCA
Impegno a investire sulla ricerca, in modo da raggiungere l’obiettivo fissato con la Strategia di Lisbona dell’Ue del 3% del Pil per ricerca e sviluppo, così da promuovere processi di innovazione nella produzione e consumo di energia, nella produzione di beni e stili di vita sempre più ecocompatibili, che mettano l’Italia in condizione di competere anche in Europa. Attuare politiche che, anche promuovendo la ricerca privata, affidino alla ricerca pubblica il ruolo di indirizzo intorno agli interessi strategici del Paese.
Territorio
SALVARE IL PAESAGGIO E FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO
Negli ultimi decenni il territorio italiano ha visto un processo di diffusione insediativa senza paragoni storici, il consumo di nuovi suoli spinto dalla bolla immobiliare ha cambiato a fondo i caratteri di tanti paesaggi italiani. È necessario un impegno straordinario per bloccare questa deriva puntando con forza su misure che prevedano il riutilizzo dell’esistente e l’apertura di una stagione di manutenzione straordinaria del territorio. Per cambiare prospettiva occorre un impegno forte a completare i piani paesaggistici in tutte le Regioni italiane per dare regole condivise di tutela e valorizzazione, regole più chiare di repressione dell’abusivismo edilizio, nuove politiche di riqualificazione delle aree degradate e recupero delle aree dismesse. Ma occorre anche agire sui meccanismi di fiscalità locale che fino ad oggi hanno reso dipendenti le casse degli enti locali dalla dissipazione di una risorsa non rinnovabile qual è il suolo.
Sussidiarietà
SOSTENERE IL TERZO SETTORE E LA COOPERAZIONE
È necessario costruire un nuovo rapporto tra Stato e società, che faccia tesoro del principio di sussidiarietà per dare risposte sempre più puntuali e vicine ai reali bisogni dei cittadini. Uno Stato efficiente e autorevole deve riconoscere e valorizzare il contributo dei 15 milioni di volontari del Terzo settore (dal volontariato nel sociale a quello che opera nella protezione civile e nelle associazioni ambientaliste) che rappresentano uno dei momenti di eccellenza del nostro Paese. Per questo è indispensabile rendere strutturale la misura del 5 per mille destinato alle associazioni no profit e devono crescere le risorse per la cooperazione internazionale in modo da raggiungere subito lo 0,35% del Pil per arrivare allo 0,7% entro tre anni.
Piccoli comuni
UNA LEGGE PER LA PICCOLA GRANDE ITALIA
Impegnarsi per l’approvazione della legge per i Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, il modo migliore per combattere il declino di questi territori e rilanciarne il ruolo sociale ed economico, per valorizzare l’importanza dei luoghi e delle identità, della qualità e dell’innovazione. I piccoli comuni rappresentano un’occasione storica di sviluppo moderno ed equilibrato del nostro paese, rimodulando il rapporto tra aree del territorio, favorendo pratiche economiche e culturali, che garantiscano la qualità della vita in questi territori e la diffusione di tecnologie innovative, come il wi-fi e la banda larga.

Lega Ambiente: Patto per l’ambiente (riassunto)

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Inviato da Claudio Calligaris ***********************

Costruire una rete di deputati e senatori disposti a credere alla rinascita
ambientalista d’Italia è il Patto per l’Ambiente che Legambiente lancia
durante questa campagna elettorale.
“Vogliamo impegnare la classe dirigente che uscirà dalle urne il 13 aprile -
spiega Vittorio Cogliati Dezza presidente di Legambiente sul mensile la
Nuova Ecologia,nella direzione della sostenbilità: un cammino che il nostro
paese non può eludere, pena l’accelerazione del declino”.
Intorno all’ambiente, del resto, si stanno riorientando le più forti
economie europee: in Germania la cancelliera Angela Merkel ha proseguito il
lavoro del precedente governo rosso-verde favorendo lo sviluppo delle
rinnovabili, che hanno già fruttato oltre 200.000 posti di lavoro.
I nostro paese rischia invece di veder interrotto il processo che, pur fra
tante contraddizioni, è stato avviato con questa legislatura.
La prima voce del patto riguarda non a caso i cambiamenti climatici. Ma
comprende anche l’approvazione della legge sui piccoli comuni varata da
Ermete Realacci, il no al condono che aveva caratterizzato il governo
Berlusconi, il miglioramento del trasporto pubblico.
“Noi temiamo che in questa campagna elettorale temi di importanza
startegica, come quelli che poniamo, scompiano dal dibattito. Per questo
proponiamo in 13 punti netti e chiari che cosa serve all’Italia e chiediamo
ai candidati di sottoscriverli” dice ancora il presidente di Legambiente.

PATTO PER L’AMBIENTE
13 PROPOSTE PER UN’ITALIA PIU’ MODERNA

1)- CO2 - STOP AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
L’Italia deve assumere come prioritaria la sfida dell’innovazione energetica
e il cosidetto 20-20-20, cioè 20% in meno di emissioni di gas serra, 20% di
energia da fonti rinnovabili, il tutto entro il 2020.

2)- RIFIUTI - MENO DISCARICHE CON LE 4 R
Un impegno a ridurre la produzione di rifiuti, rendere più conveniente la
raccolta differenziata, per il recupero delle materie prime ed il riciclo

3)- ECOMOSTRI - MAI PIU’ CONDONI
Mai più condoni ed abbattimento degli ecomostri

4)- ECOMAFIE - CRIMINI AMBIENTALI NEL CODICE PENALE
Approvare nei primi 100 giorni di governo l’inserimento dei crimini
ambientali nel codice penale

5)- CITTA’ - PRIMA DI TUTTO LA MOBILITA’
Priorità a mezzi pubblici e treni pendolari.

6)- TERRITORIO - I PARCHI PER CAMBIARE
I parchi sono fondamentali per la tutela della biodiversità, per combattere
l’inquinamento e la desertificazione, per promuovere lo sviluppo
sostenibile, per questo vanno potenziati.

7)- AGRICOLTURA - PIU’ BIOLOGICO, MENO OGM
Contrasto all’introduzione di OGM e, al contrario, favorire il biologico
puntando ad un raddoppio della sua superfice coltivata (dall’8 al 16%)

8)- FISCO - MENO TASSE PER CHI NON INQUINA
Impego a spostare la tassazione dal lavoro alla produzione e al consumo
energetico, premiando chi risparmia energia e non inquina

9)- FORMAZIONE - UNA SCUOLA CAPACE DI FUTURO
Serve una scuola pubblica di qualità

10)- RICERCA - 3% DEL PIL PER LA RICERCA
Occorre attuare l’obiettivo fissato con la Strategia di Lisbona del 3% del
PIL destinato alla ricerca

11)- TERRITORIO - SALVARE IL PAESAGGIO E FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO
E’ necessario un impegno per invertire i fenomeni speculativi che in questi
anni hanno depredato il territorio. Occorre un forte impegno a fare i piani
paesaggistici in tutte le regioni per battere l’abusivismo e riqualificare
le aree degradate.

12)- SUSSIDIARIETA’ - SOSTENERE IL TERZO SETTORE E LA COOPERAZIONE
Occore un nuovo rapporto tra Stato e società che valorizzi i 15 milioni di
volontari attivi. Occorre destinare subito lo 0,35% e entro 3 anni lo 0,7%
del PIL alla cooperazione internazionale.

13)- PICCOLI COMUNI - UNA LEGGE PER LA PICCOLA GRANDE ITALIA
Per combattere il declino dei comuni sotto i 5000 abitanti occorre una
specifica legge che garantisca la qualità della vita in queste realtà anche
attraverso la diffusione do tecnologie come il wi-fi.

I 13 punti sono in esteso sul sito di legambiente e sul mensile La Nuova
Ecologia

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