NON C’E’ CULTURA SE NON C’E’ ISTRUZIONE - presidio/fiaccolatadomenica 5 ottobre Teatro Nuovo G. da Udine

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AL PERSONALE DOCENTE E ATA
v.le G.B.Bassi 36tel.
O432 550309
fax 0432 545970 – e.mail:udine@flcgil.it ALL’ALBO SINDACALE DI CIASCUN PLESSO
NON C’E’ CULTURA SE NON C’E’ ISTRUZIONE
sit in/ fiaccolata di
INFORMAZIONE/PROTESTA
DOMENICA 5 OTTOBRE, ore 19.45
Teatro Giovanni da Udine, Udine
· tagli alla scuola: 8 miliardi entro il 2012
· tagli al personale: circa 130.000 unità, di cui 87.000 docenti e 44.000 ATA
(a.sc. 2009/10 : - 500 posti nella provincia di Udine e -296 supplenze
annuali)
· aumento degli alunni/dellle alunne per classe: fino a 31/32 nella secondaria
di 2^ grado
· diminuzione del tempo scuola: dall’infanzia alla secondaria di 2^ grado,
dove il monte ore va da 30 a max 32 ore/settimana
· soppressa 1 cattedra su 10 e il 17% del personale ATA nei prossimi 4 anni.
Nella scuola primaria si concentra circa il 34,7% dei posti tagliati.
Nella scuola secondaria di 2^ grado circa il 29,5%
· disoccupazione per i/le precari in graduatoria ad esaurimento e d’istituto,
anche rispetto alle regole per il reclutamento contenute nel Disegno di
Legge Aprea
· soppressi scuole e plessi scolastici: a rischio da 15 a 20 istituzioni
scolastiche nella provincia di Udine già da a.sc. 2009/2010
· le scuole diventano fondazioni: ognuna dovrà trovarsi i soldi o far pagare
più tasse (Disegno Legge Aprea)
· attacco al diritto alla salute dei/delle lavoratori/lavoratrici della scuola
per DIFENDERE la qualità, la libertà, l’inclusività della
SCUOLA PUBBLICA STATALE , per DIFENDERE il nostro
lavoro, PARTECIPIAMO NUMEROSI/E AL SIT IN del 5
ottobre, promosso da Coordinamento in difesa della
scuola pubblica. ORGANIZZIAMO LA NOSTRA PRESENZA
CON IRONIA, CON ALLEGRIA, CON LA FORZA DELLE
NOSTRE RAGIONI
informazioni/adesioni: tel 0432 550309/550319 – 3357612113, www.flcgilud.it ; email:
udine@flcgil.it ; coord_ud@yahoo.it

Salviamo la scuola pubblica - Volantino PDCI - FGCI TRIESTE

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Nei primi tre mesi di governo la destra ha assunto e intende assumere provvedimenti gravissimi, senza precedenti, finalizzati a smantellare e privatizzare la scuola pubblica e statale, garantita dalla Costituzione.

Essi colpiscono anzitutto le classi sociali meno abbienti, le famiglie dei lavoratori che incontreranno difficoltà sempre maggiori a far studiare i loro figli.
Quando essi diverranno pienamente operativi, la maggioranza dei bambini e dei giovani non potrà più avere un’istruzione qualificata: niente più scuola a tempo pieno o a tempo lungo, niente più insegnanti ben preparati, dunque. Chi vorrà tutto ciò dovrà pagarselo, perché la scuola sarà privata, non più pubblica.
Tali provvedimenti colpiscono chi opera nella scuola, a cominciare dagli insegnanti della scuola pubblica e statale, nel loro ruolo, nel loro posto di lavoro, nella loro libertà di insegnamento. E di conseguenza gli alunni e le loro famiglie.

La scuola della disuguaglianza – pietra tombale posta sulla scuola pubblica e sugli otto milioni di studenti che la frequentano – che la destra ha in mente si realizza attraverso alcuni punti fondamentali:

OTTO MILIARDI DI TAGLI
• La destra ha operato tagli di risorse che non hanno precedenti in 150 anni di storia della scuola italiana. Essi colpiranno mortalmente una scuola pubblica già in difficoltà e senza risorse, lasciando per strada nei prossimi tre anni ben 130 mila persone tra personale docente e non docente. Nel contempo si prevede di finanziare la scuola privata al pari di quella pubblica!

CONTRO LE ELEMENTARI, LA PARTE MIGLIORE DELLA NOSTRA SCUOLA
• Lo scempio investe anzitutto la nostra scuola migliore, quella elementare. Con un tratto di penna (poche righe di un Decreto governativo) vengono azzerate tutte le riforme che negli ultimi venticinque anni hanno consentito di realizzare una scuola elementare giudicata quinta del mondo per qualità: se ne riduce l’orario obbligatorio (da 30 a 24 ore settimanali!), si va verso lo smantellamento del tempo pieno, si ripristina il maestro unico che deve insegnare tutto ciò che da anni viene garantito da tre insegnanti appositamenteformati. La discriminazione e la disuguaglianza inizieranno, così, da una scuola elementare che non potrà più assicurare a milioni di bambini un livello di istruzione che consenta loro di accedere proficuamente ai gradi successivi degli studi.

ABBASSATO L’OBBLIGO SCOLASTICO!
• La negazione del diritto all’istruzione prosegue con l’abbassamento dell’obbligo scolastico, ripristinando la canalizzazione precoce di tutti i quattordicenni costretti a scegliere fra scuola e formazione-lavoro. E’ l’esatto contrario di ciò che accade nel resto del mondo dove si richiede sempre più istruzione! E’ la più odiosa scelta classista che riporta indietro di 50 anni l’orologio della storia, che intende ripristinare definitivamente la scuola del privilegio la “scuola dei ricchi e quella dei poveri”.

LA PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA STATALE
• Smantellata la scuola pubblica, nel progetto della destra la scuola di qualità dovrà essere privata. Si prevede di incentivarla con finanziamenti pari a quelli della scuola pubblica. Persino la scuola statale potrà essere privatizzata! Si prevede, infatti, che una scuola statale possa trasformarsi in Fondazione (istituzione di diritto privato, governata da un consiglio di amministrazione, finanziata dai privati e da famiglie facoltose oltre che dallo Stato). La scuola privata e quella statale-privatizzata diverrebbero “la scuola” delle elite privilegiate. La discriminazione inizierà dai bambini. Fin dai tre anni di età, infatti, chi appartiene a famiglie più abbienti potrebbe essere iscritto alle scuole dell’infanzia migliori, private, di tendenza, confessionali, a pagamento, ma anche con finanziamento statale.

Privare la maggioranza dei giovani e della popolazione italiana di una scuola qualificata e del diritto di istruzione, crescere un popolo senza cultura e “telecomandato”, cioè di sudditi e non di cittadini: questo è il progetto, questa è la storica scommessa che la destra vuole assolutamente vincere per dare basi stabili e durature alla società autoritaria e della disuguaglianza che essa intende governare.
La destra, infatti, ben sa che a maggiore istruzione corrispondono maggiori diritti, che dove c’è più istruzione c’è più lavoro e più qualificato, c’è maggiore richiesta e esistono maggiori opportunità di uguaglianza economica e sociale, c’è maggiore esercizio di democrazia, di criticità, di contestazione, di protagonismo sociale, civile, politico. La destra sa che l’elevato livello di istruzione di un popolo è il presupposto per la sua emancipazione.
La Costituzione italiana vuole e assicura la scuola per tutti: per questo la destra intende demolire la scuola della Costituzione, e con essa, la scuola italiana.
A tale progetto essa ha dedicato un lavoro più che decennale e sta imprimendovi, ora, un’accelerazione senza precedenti.

FERMIAMO QUESTO PROGETTO DI INCIVILTÁ. È NECESSARIO MOBILITARCI TUTTI PERCHE’ CON LA SCUOLA È IN GIOCO IL FUTURO DELL’INTERA SOCIETA’, DELLA DEMOCRAZIA E DELL’UGUAGLIANZA FRA I CITTADINI. MOBILITIAMOCI PERCHÈ LO STATO DESTINI RISORSE ADEGUATE PER REALIZZARE LA SCUOLA DI TUTTI, PUBBLICA, LAICA, DEMOCRATICA, PLURALISTA, PER ATTUARE NELLA SCUOLA GLI INDISPENSABILI ATTI DI RIFORMA CHE LE CONSENTANO DI ASSICURARE A TUTTI UN GRADO DI ISTRUZIONE ADEGUATO, DI FAR SÌ CHE I CAPACI E MERITEVOLI POSSANO ACCEDERE AI GRADI PIÙ ALTI DEGLI STUDI.
MOBILITIAMOCI PER REALIZZARE LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE ITALIANA.

L’imperativo categorico è fermarli.
E’ ancora possibile.

M.S. Gelmini e il merito ad personam - F. Scarpato (resp. nazionale Universita’ fgci)

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Maria Stella Gelmini e il merito ad personam,

ovvero quando il fine giustifica i mezzi

“La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l’esame per ottenete l’abilitazione alla professione. (…) La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano a superare l’esame. Per gli altri, nulla. C’era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto. (…) Insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione abbiamo deciso di andare a fare l’esame a Reggio Calabria”.

Potrebbe sembrare l’epilogo del racconto di chi, figlio di una famiglia modesta, ammette rassegnato di aver tentato di realizzare in tutti i modi, anche con quelli non propriamente ineccepibili sul piano morale, il proprio sogno per mettere così a frutto le tante risorse spese nella propria formazione dalla famiglia. Sembrerebbe la triste constatazione dei limiti di un sistema sempre pronto a sostenere i forti e a rimandare indietro i deboli da parte di chi, dalla prospettiva di questi ultimi, ha deciso, in definitiva, di arrendersi a quel sistema, ha deciso di adeguarvisi, anziché contrastarlo. Parrebbe, in ultima analisi, un’ammissione di resa di fronte a una divisione in classi della società da parte di chi pensa che questa divisione sia, ormai ineliminabile e che, di conseguenza, il fine giustifica i mezzi.

E invece no.

Sono le parole sfacciate, l’ammissione spudorata della ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca Maria Stella Gelmini beccata dalla giornalista Flavia Amabile della Stampa ad aver affrontato nel 2001 l’esame di stato per diventare avvocato non nel profondo nord, nella sede più naturale ove era avvenuta la sua formazione universitaria, ma nel lontano sud, e precisamente in quella Reggio Calabria che l’anno prima aveva registrato il primato italiano di ammessi agli esami orali. Reggio Calabria che, nell’anno della Gelmini, aveva registrato ben il 57% agli orali – il doppio di Roma e Milano. Il triplo di quelli di Brescia, città natale della ministra.

La Gelmini, dunque, quella secondo cui “nel Sud alcuni istituti abbassano la qualità dell’istruzione”, ma non gli esamifici per avvocati; quella della scuola nuova che puzza di vecchio, col maestro unico per le elementari e la “tolleranza zero” del voto in condotta con cui segare, finalmente!, le gambe agli studenti più esagitati: perché tanto non ci sono, in questo caso, né origine sociale, né disagio giovanile che possano spiegare i comportamenti più disdicevoli dei ragazzi; quella che vuole ribaltare le logiche sessantottine, che tanto male hanno fatto a scuola e università, con l’università-fondazione, per smettere di creare, una volta per tutte, irragionevoli attese negli agricoltori e nei loro figli: non solo l’operaio, ma neppure i contadini possono volere il figlio dottore.

Quella stessa Gelmini che, coerentemente rispetto al proprio vissuto, presentò a febbraio 2008, ancora da deputata, una proposta di legge per “la promozione e l’attuazione del merito nella società, nell’economia e nella pubblica amministrazione e istituzione della Direzione di valutazione e monitoraggio del merito presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato”, e che continua da ministra, prendendo ancora evidentemente ad esempio la propria esperienza personale, a ribadire in lungo e in largo la necessità che la formazione in Italia, dall’asilo all’università, sia informata dal criterio del merito a prescindere da ogni considerazione circa l’origine sociale, considerazione chiaramente frutto – come la definisce lei nella proposta di legge e in varie dichiarazioni pubbliche – di un’ “impostazione statalista e dirigista che ha imperniato l’ordinamento degli ultimi cinquanta anni e ha portato con sé la marginalizzazione del merito, che non è mai assurto a principio guida in grado di regolare i fenomeni sociali, i processi economici e le relazioni di lavoro, in favore di criteri di uguaglianza formale che, di fatto, si sono tradotti in forti disincentivi alla capacità individuale”.

Evidentemente, le “logiche di casta” e l’origine sociale rischiavano di penalizzare, per fortuna, solo pochi aspiranti avvocati del nord italiano, che, per conseguire l’abilitazione all’esercizio della  professione, sono stati costretti a scendere al sud; anzi, quasi esclusivamente i figli dei contadini; più nello specifico, la discendente dell’agricoltore Gelmini di Leno, comune di 12,500 anime della provincia di Brescia. Come a dire, ego sum alpha et omega, principium et finis. Operai, disoccupati ed eventuale prole sono avvisati: niente più concessioni – risolto con coerenza il problema bresciano, da oggi conterà solo il merito. Anzi, il Merito.

Gent.le Ministra Gelmini, per coerenza, una sola domanda: a quando le sue dimissioni?

Francesca Scarpato, responsabile nazionale Università fgci.

Insegnamento del tedesco - Nota di E. Zaia (coordinatore SD Trieste) - 29 Agosto

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SINISTRA DEMOCRATICA. Per il Socialismo Europeo.
Movimento politico rappresentato in Parlamento Europeo (Partito del Socialismo Europeo),
Consiglio Regionale del FVG (La Sinistra-L’Arcobaleno) e Consiglio provinciale di Trieste (Gruppo misto)

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Comitato provinciale di TRIESTE

COMUNICATO STAMPA con preghiera di pubblicazione/diffusione

Si riporta la successiva nota del Coordinatore provinciale del Movimento, Emanuele Zaia, sull’insegnamento della lingua tedesca in Friuli Venezia Giulia.

Insegnamento del tedesco: un’opportunità per Trieste

Innanzitutto dobbiamo ringraziare Jörg Haider; non si può negare difatti che proprio lui, a suo tempo ideologo dell’Europa delle piccole patrie, stia aiutando non poco il nostro presidente, Renzo Tondo, ad uscire da quella percezione così provinciale e periferica che sembra essere fonte ispiratrice dell’attuale giunta regionale, forse per contrapposizione all’”internazionale” Illy. Haider aiuta Tondo ad uscire dalla provincia di Tolmezzo, ma anche dalla più inquietante provincia di Canale 5, e riesce a farlo parlare di lingue e grandi infrastrutture europee.
Trieste, che quando si ragiona in chiave provinciale o regionale ha sempre da perderci, può sentirsi rassicurata, perché forse, grazie ad Haider (!), anche in questa legislatura regionale si riuscirà a parlare un po’ di Europa ed Euroregione.
Il corridoio Baltico-Adriatico vedrebbe Trieste come terminale ferroviario e portuale (con ricollocazione della città nella sua funzione storica, che ne fece le fortune) e non soltanto come stazione di passaggio come invece nel Corridoio V; ciò basta a chiarire tutto l’interesse di Trieste per un’opera cui finora la Regione si è dimostrata tiepida.
Ma sempre in riferimento agli interessi triestini, bisogna rilevare come anche lo sviluppo dell’insegnamento del tedesco rappresenti un’opportunità per la città. Com’è noto Trieste era una grande città austriaca di lingua italiana dove tuttavia il tedesco era generalmente conosciuto. E la conoscenza di tale lingua era senz’altro fondamentale per gli operatori economici del tempo, che vedevano transitare per le banchine portuali triestine una gran quantità di merci da e per città e territori di lingua tedesca o dove, come qui, il tedesco era comunque conosciuto. Poi è arrivata la Grande guerra, lo smembramento dell’Impero e l’annessione di Trieste all’Italia, che ha difeso in qualche modo l’identità culturale della Città, ma nulla ha saputo fare (se non con aiuti diretti di Stato)rispetto all’economia.
Ora gli aiuti di stato non ci sono più, le risorse dell’autonomia regionale prendono i rivoli più disparati e dispersivi e l’Italia ha perso la sfida (ci ha mai seriamente provato?) con la Germania per l’influenza economica (e sociale) sull’area danubiano-balcanica. Trieste si trova oggi al centro dell’Europa ma la politica e l’economia italiane la tengono in periferia. Bisogna ormai capire che né dall’Italia né dal Friuli arriveranno più aiuti od opportunità; la città è sola e deve arrangiarsi e tutelarsi. Ora, con la UE allargata e Schengen, Trieste non può rimanere imbambolata e deve, anche in concorrenza con Slovenia e Croazia (le collaborazioni si fanno quando si hanno le spalle forti.), recuperare rilevanti fette di mercato commerciale con l’area asburgica e tedesca. Per questo occorre dotare tutte le istituzioni cittadine, quelle economiche ed il porto in primis, di una buona quantità di personale che sappia parlare correntemente tedesco.
L’opportunità di sviluppare lo studio del tedesco in Regione, dovrebbe quindi  vedere Trieste come prima interessata, visto anche che altrove sembra si ritenga più utile imparare bene il friulano. L’inglese non basta, perché se si vuole penetrare a fondo un’economia, vi dev’essere anche una penetrazione culturale. Motivo per il quale, difatti, dopo aver imparato la lingua, nel rapportarsi agli operatori economici d’oltralpe, andrebbe anche (ri)appreso lo stile mitteleuropeo di lavorare, magari meno dinamico di quello padano, ma generalmente più ordinato e trasparente. Quanto detto è ovviamente complementare alla valorizzazione della lingua slovena, per la quale però si può già contare sulla relativa popolazione presente nella provincia, che dovrà dare in questo caso un contributo fondamentale all’armonizzazione sociale e logistica transfrontaliera, con l’obiettivo di far ritornare Trieste città di riferimento di tutta la Primorska, dentro il contesto dell’Euroregione Alpe Adria.

Trieste, 29 Agosto 2008

Emanuele Zaia

Gruppo “Cultura, istruzione, ricerca, universita’, giovani”

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I lavori del gruppo Cultura, Istruzione, Ricerca, Università, Giovani hanno ricevuto contributi tanto da esponenti dei partiti che da cittadini alla ricerca di una collocazione in un’entità politica nuova. Si sono manifestati aneliti, criticità e testimonianze dall’articolato mondo dei produttori dei fruitori della conoscenza nelle sue varie forme.

Sono emerse:

  • evidenze del lavoro di promozione dell’accesso alla cultura, intesa come bene comune, perseguito e realizzato in FVG dalla Sinistra, anche con cariche istituzionali; risulta importante valorizzare e comunicare quanto di buono è stato fatto negli ambiti culturali;
  • affermazioni della necessità di attuare un progetto culturale forte e sulla funzione centrale della cultura come strumento primo nell’agire della società, che deve essere leva strategica per influenzare gli altri aspetti della vita sociale;
  • osservazioni sul fatto che nel recente passato nella nostra regione ci sono state decisioni di cui la Sinistra Ecologista – parte di Intesa Democratica – per propria cultura non è stata pienamente convinta; tale situazione ha in alcuni casi messo in imbarazzo i rapporti tra gli apparati dei partiti e movimenti di cittadini che rivendicano il diritto alla partecipazione e alla tutela dell’ambiente;
  • richieste di assunzione di responsabilità al mondo della cultura da parte di cittadini;
  • richieste di trasparenza e razionalizzazione dei finanziamenti agli Enti di Formazione nella nostra regione;
  • proposte di recupero di pratiche di sviluppo di capacità di progettualità da parte dei giovani adulti;
  • testimonianze della vita attiva dei circoli culturali presenti sul territorio che si occupano di cinema, musica, storia e cultura in senso lato;
  • perplessità sulla legge di tutela del friulano, intesa come legge di tutela di una maggioranza sul territorio ed esacerbazione di particolarismi territoriali;
  • richieste di condividere esplicitamente e consolidare il patrimonio di valori condivisi tra tutte le forze della Sinistra Ecologista, e fondare i processi decisionali su criteri di equità sociale, efficacia tecnica, rispetto dell’ambiente e consapevolezza dei limiti delle risorse naturali.

Molteplici interventi sono stati effettuati da docenti e studenti universitari e da ricercatori, in cui si sono illustrate le difficoltà del lavoro precario nel mondo della ricerca, nonché l’opportunità di un ancor rafforzato rapporto tra enti di ricerca e mondo e cultura del lavoro. Cultura, ricerca e lavoro siano collegati.

Si sono evidenziati segnali dell’invecchiamento riscontrati in alcuni circoli culturali e la necessità – generalizzabile – di coinvolgere i giovani, nonché la necessità di promuovere le forme della cultura giovanile e spazi di aggregazione.

Si incoraggiano contributi alla definizione o all’affinamento di proposte programmatiche.

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