PER UN PASSO AVANTI
Senza dubbio la sconfitta della Sinistra Arcobaleno è stata bruciante.
Ad un mese dalle elezioni, le ragioni di quella bocciatura ci appaiono sufficientemente chiare.
Tra astensioni, richiamo al voto “utile” ed altro ancora, almeno 2.500.000 di elettori potenziali di Sinistra Arcobaleno hanno deciso di votare diversamente da quanto avevano fatto appena due anni prima.
Col voto, si è materializzata una rottura non solo con il senso comune delle persone, ma con la realtà di un paese profondamente cambiato.
Nonostante tutto questo, intravediamo qualche speranza e conseguentemente riteniamo che, più che continuare ad interrogarci sul perché si è arrivati ad un risultato tanto grave (sono già state scritte pagine e pagine…), si tratti – oggi – di fare le scelte più giuste per andare avanti.
Ripartire rischia di essere difficile, ma non è impossibile.
Non sarà facile, ma come sono andati altrove quei - ed altri - voti, potrebbero tornare a sinistra, ma vanno riconquistati e per farlo, oltre alle analisi, serve una politica che sia rappresentanza, insediamento, comunità; serve la sua efficacia, l’efficacia delle risposte alle nuove domanda di una società cambiata.
Diversamente, la ”libera uscita” potrebbe diventare definitiva.
La crisi di Sinistra Arcobaleno potrebbe esser mortale, bisogna saperlo, ma si può provare a superarla. Ed intendiamo provarci.
Non ci è piaciuta e non abbiamo condiviso la vecchia pratica della presa di distanza dalla sconfitta, iniziata già il giorno dopo il voto ed ancora in corso.
Continuiamo a pensare che, senza una speranza come la costruzione di una nuova forza politica unitaria a sinistra, il ripiegamento sarebbe terribile, anche se è certo che, per arrivare a rilanciare il progetto, i passaggi vanno esaminati e discussi.
Ma nella discussione che si deve fare è bene provare a mettere un po’ di ordine e tentare, possibilmente insieme, di definire le proposte conseguenti.
Sinistra Democratica per il socialismo europeo del Friuli Venezia Giulia ha subito dichiarato l’intenzione di voler dare vita, nel nuovo Consiglio regionale, al gruppo de “la Sinistra l’Arcobaleno” che, oltre alle rappresentanze istituzionali elette (che sono plurali e non “monocolore”), coinvolga la sinistra diffusa che esiste, anche quella che ha scelto di non votarci, offrendole responsabilità e sovranità sul processo – irrinviabile – di costruzione della sinistra, affinché sia possibile dare fiducia e speranza ai militanti, a 32.041 elettrici ed elettori, alle cittadine e ai cittadini che abbiamo incontrato nel corso della campagna elettorale.
La Sinistra Arcobaleno ha, certo, commesso molti errori.
Anche in Friuli Venezia Giulia laddove, comunque, raddoppia i consensi rispetto al voto politico ed esce, dalla consultazione, con un risultato inferiore alle attese ma “viva e vegeta” ed ancora, elegge ad Udine due consiglieri comunali, “nomina” un assessore, porta in consiglio provinciale una propria rappresentanza.
Pensiamo, fondamentalmente, che la Sinistra Arcobaleno sia stata poco credibile perché abbiamo continuato ad interpretare il malessere sociale, la povertà diffusa di milioni di italiani con la categoria semplificatoria di “classe” senza comprendere che questa povertà è trasversale, affligge ceti medi e piccola borghesia, operai e salariati. In quella povertà non c’è una classe ma l’insicurezza sociale e la precarietà esistenziale che ha profondamente modificato il senso comune del paese. Solo che negli ultimi quindici anni, mentre il paese precipitava lungo la china delle nuove paure e dei nuovi nemici, noi siamo rimasti a guardare, lasciando alle forze più conservatrici il compito di interpretare e assecondare questo nuovo, devastante senso comune.
Ed ancora, purtroppo, Sinistra Arcobaleno invece d’essere la prima prova di un nuovo soggetto politico di sinistra, nelle pratiche dei soci fondatori, nel gioco delle reciproche diffidenze, nella vetustà dei linguaggi, non è stata un soggetto politico, e tanto meno nuovo: è stata solo un cartello elettorale.
Senza dubbio, partire di nuovo rischia di essere difficile, ma non è impossibile se si riparte dall’idea forte e necessaria di una nuova Costituente della Sinistra. SD lavorerà perché questa sia un progetto largo, inclusivo, non autistico. Vero, fuori dal mito e dalle sovrastrutture dell’unità di tutte le sinistre possibili. Una costituente di sinistra ha senso se si ripensa con onesta concretezza all’identità stessa della sinistra, alla sua capacità di porsi come motore di rappresentanza e di trasformazione non più di un paese virtuale ma di questo disperato e reale paese in cui viviamo.
Ed ancora: Sinistra Democratica vuole lavorare, lavorerà, in autonomia e senza sindrome di autosufficienza né culturale, né politica, alla costruzione di un nuovo centrosinistra per il governo del paese. Questo vuol dire superare il concetto di una sinistra e di un Partito democratico, ciascuno per sé autosufficiente: in quella autosufficienza, già bocciata dal voto degli elettori, non c’è una scelta politica: c’è solo una fuga. Un nuovo centrosinistra, dunque, che nulla della vecchia esperienza dell’Unione abbia in sé. Superando, da parte nostra, la ridicola contrapposizione tra sinistra di governo e di opposizione, perché siamo certi che non esiste una sinistra che sia sempre di governo o sempre di opposizione: la sinistra sta dove gli elettori le hanno offerto di stare, conservando sempre la cifra della propria coerenza e dei propri obiettivi.
Sappiamo che tutto ciò, un nuovo cantiere a sinistra e un diverso rapporto con il PD, pretende anche da Sinistra Democratica la capacità di definire se stessa, il proprio contributo, il proprio orizzonte politico di riferimento. Con la nostra autonomia intendiamo stare dentro questo cantiere, al quale invitiamo quanti hanno condiviso, nello specifico nella nostra Regione, l’esperienza della Sinistra Arcobaleno. Tenteremo di tenere aperta, ancora, quella esperienza.
Con la nostra autonomia, con il nostro profilo, proponendo a Rifondazione Comunista, al Pdci, e ai Verdi del Friuli Venezia Giulia una sede comune di discussione e confronto politico sul da farsi, sull’opposizione da costruire, un luogo pubblico, aperto, allargato, disponibili a contaminandoci con percorsi e storie diverse – dando rappresentazione di una nuova, possibile sinistra che sappia parlare a una parte vasta e attenta della comunità regionale e del paese.
Al tempo stesso, con la stessa autonomia, con lo stesso profilo, in Consiglio regionale, intendiamo aprire con il Pd un dialogo basato su posizioni di reciproco rispetto e autonomia, preso atto che con il 30% non può certo pensare di poter puntare a governare, di nuovo, il Friuli Venezia Giulia.
Con la nostra autonomia, con il nostro profilo, con le forze della Sinistra Arcobaleno e sulla base del programma di Intesa Democratica nel quale va (quasi) tutto bene e nel suo gruppo consiliare regionale che gli elettori hanno scelto.
Un gruppo consiliare nel quale non ci sono padroni di casa.
Stefano Pustetto, consigliere regionale de la Sinistra l’Arcobaleno
Fulvio Vallon, coordinatore regionale di Sinistra Democratica per il socialismo europeo
13 maggio 2008